Patrizia Favaron

Bando per partecipare al Master di I livello in “Earth Observations from Space: Advanced Technologies and Applications (EO-SAT)”

L’Università degli Studi della Basilicata , in collaborazione con altri Atenei italiani e stranieri ha organizzato per l’Anno Accademico 2025/2026 un Master di I livello sul tema “Earth Observations from Space: Advanced Technologies and Applications (EO-SAT)“. Il bando del Master è disponibile alla URL https://portale.unibas.it/site/home/didattica/master/articolo12585.html La scadenza per la presentazione della domanda di ammissione è entro il 2 Dicembre 2024. Possono presentare domanda di ammissione al Master coloro i quali siano in possesso di Laurea/Laurea magistrale a c.u. in una delle seguenti classi, o titolo equipollente ai sensi degli ordinamenti previgenti: Il Master ha come obiettivo la formazione di professionisti nel settore delle Osservazioni della Terra dallo Spazio che dispongano di tutte le competenze di base e specialistiche necessarie a contribuire allo sviluppo dell’intera filiera delle OT, dalla progettazione e messa in operazione di piattaforme e strumenti di telerilevamento fino alla analisi e interpretazione dei dati telerilevati per lo sviluppo di applicazioni e servizi avanzati. Le figure professionali formate dal Master, sviluppato in collaborazione con le aziende del Cluster Lucano dell’Aerospazio e del Distretto tecnologico TeRN, potranno trovare inserimento nelle imprese che operano nel settore aerospaziale e nell’ICT, nonché nelle amministrazioni pubbliche. Il Master si svolgerà in lingua Inglese, e si articolerà in due edizioni annuali: Riferimento: Prof. Valerio TramutoliHead of LADSAT (SATellite Data Analysis Laboratory)Department of Engineering – University of BasilicataVia dell’Ateneo Lucano, 10, 85100 – Potenza – Italy

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Pennacchi da un impianto di grandi dimensioni all'alba

I “modelli di dispersione”: un aiuto per la gestione della qualità dell’aria (e non solo)

Patrizia Favaron Il problema Facciamo finta di voler costruire un nuovo impianto. Non è che potremo farlo così, a capocchia: dovremo prima progettarlo (supponiamo di averlo già fatto), e poi, una volta che sia uscito dal tecnigrafo, dovremo comunicare alle autorità competenti la nostra intenzione, completa di tutti i dove-quando-come del caso. Magari (questo possiamo saperlo già in anticipo, oppure saranno le autorità a chiedercelo) dovremo produrre tutta la documentazione di accompagnamento, tra cui lo “Studio di impatto ambientale” (in realtà non si chiama così: ha diversi nomi, stabiliti caso per caso dalla normativa – ma, facciamo finta che sia). In questo Studio deve comparire anche un capitolo che riguarda la nostra amica: l’atmosfera. Ora: uno Studio di impatto ambientale serve per dimostrare che l’impianto soddisfa a tutti i requisiti di legge relativi all’ambiente ed alla salute, e in particolare che “non inquina troppo”. Che, detto in legalese, l’impatto delle emissioni previste sull’ambiente non viola le prescrizioni normative: alcuni inquinanti sono appunto “normati”, e la loro concentrazione al suolo deve rispettare dei limiti ben definiti. Se il nostro impianto dovesse rilasciare in aria uno o più di quegli inquinanti lì, allora bisognerà mostrare che le ricadute al suolo del nuovo impianto, sommate alle concentrazioni che già ci sono, non superano i limiti di legge. Quindi, riassumendo: Per rispondere a quest’ultima domanda occorre prevedere, in un qualche modo, dove finiranno le sostanze rilasciate in atmosfera, e quando. A tal fine si adoperano dei “codici di calcolo” (non li chiamo così per caso: sono programmi per calcolatore piuttosto grandi e un po’ polverosi nell’aspetto, che non ho il coraggio di chiamare “App”) fatti apposta, conosciuti dagli esperti come modelli di dispersione. In questo articolo prenderemo un primo contatto con loro, e vedremo sino a che punto la (micro-)meteorologia c’entra. In altri articoli che verranno, vedremo alcuni di questi modelli un po’ più in dettaglio, anche se sempre a livello “divulgativo” 😊. (Che non vuol dire banale: tu che leggi hai la tua intelligenza, e quindi, anche quando le cose dovessero sembrarti intricate, vedrai che ci arrivi – decisamente, non serve una Laurea in Fisica.) Ma prima di tutto, vediamo che cos’è un “modello”. I modelli: rappresentazioni semplificate e utili della realtà Così, tanto per chiarirci da subito, e sfrondare il campo da possibili malintesi (ne ho sentiti un po’, nella mia vita…). Un “modello” è una rappresentazione della realtà. Un manufatto, insomma. O se preferisci, un cervellifatto. Un modello è, per esempio, un film documentario: potrà essere bello o brutto, informativo o no, eccitante o mortalmente noioso. Ma indubbiamente è una rappresentazione della realtà. Giusta? Sbagliata? Esaustiva? Dipende, naturalmente. Ma l’importante non è la lista di tutti questi aggettivi: se restiamo alle definizioni, a contare è il fatto che il modello (il documentario) non è la realtà, ma una sua rappresentazione. Se in un documentario vedo un grappolo d’uva matura, mi sarà piuttosto difficile afferrarne un acino e mangiarmelo. Per restare sulle cose alimentari, il menu di un ristorante è ancora un modello: nel caso vedrò quasi sempre una lista di nomi, ognuno dei quali corrisponderà ad un piatto. In questo caso il modello è simbolico, passa attraverso la conoscenza condivisa (o che si spera tale 🤭) del significato di uno o più termini. Ma sempre modello è: mangiarsi il pezzo di menu che presenta una teoricamente buonissima fettina in salsapariglia non ha mai, che si sappia, portato molto bene. Un altro modello ben conosciuto è il “cartamodello” che si usa nelle sartorie. Certo, in linea di principio potresti ritagliartelo, incollarlo addosso e pretendere che sia un abito. Credo che i passanti che incontrerai non saranno dello stesso avviso (cosa particolarmente possibile nelle giornate di pioggia): il cartamodello è il disegno che specifica tutti i tagli di tessuto che, una volta cuciti, comporranno un vestito. Un altro modello ancora è il modello in scala di un aeroplano che, messo in galleria del vento, permetterà ad esempio di capire se la forma è sensata, se le superfici alari danno un minimo di portanza, eccetera eccetera. Senza con questo che un pilota collaudatore debba salire sull’aereo mai provato ma già finito, e lo porti in aria. Con un po’ di fantasia anche tu potrai indicarmi moltissimi altri modelli. E dico di più: ormai sono ubiquitari. Li adoperiamo per tutto, anche più del prezzemolo (all’inizio dell’epidemia della SARS Cov-II avevo partecipato ad un programma open-source di elaborazione diffusa, in cui i modelli molecolari numerici di un mare di molecole (capsidi del virus, parti della sua “pelle”, frattaglie interne varie, eccetera) venivano posti in vibrazione simulata, al fine di trovare dei siti di legame possibili per alcuni farmaci; se gli ingegneri farmaceutici avessero seguito il metodo solito, basato su prove di laboratorio, per arrivare ai primi vaccini ci avremmo messo dieci anni, invece che uno solo, e l’effetto della catastrofe già accaduta sarebbe stato infinitamente peggiore). Un modello deve essere necessariamente una rappresentazione semplificata della realtà? Mica detto! Prendiamo, ad esempio, gli abitanti del pianeta Urcurù: da loro piove moltissimo, praticamente sempre. L’unica differenza, ma non priva d’importanza, è se la pioggia avviene tranquillamente oppure a scrosci, cosa per gli abitanti fastidiosissima per via del loro naso, fatto a trombetta puntata all’insù. Questi signori e signore non sono dei grandissimi osservatori, ma hanno deciso che gli scrosci si possono spiegare un base all’umore (pare piuttosto irascibile) del dio Tarlarà, ed hanno, nel ventiseimila anni terrestri della loro longeva civiltà, trovato una serie di regole che permettono di capire se Tarlarà è arrabbiato, o no. Inutile dire che, con tanto di ventiseimila anni a disposizione, la loro lista di regole è diventata lunghissima. Tanto lunga, che per scriverla tutta hanno dovuto fare un quaderno spessissimo, così spesso da fare tutto il giro del pianeta: cosa che, ne converrete, non è molto pratica. In breve: un modello potrebbe anche benissimo essere più complicato della realtà che cerca di descrivere: la logica non lo proibisce a priori! Il senso pratico, però, sì. Accade così che i modelli siano

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V congresso AISAM

Festival della Meteorologia 2024

5° Congresso Nazionale AISAM a Lecce   Dal 5 all’8 febbraio 2024 si è tenuto a Lecce, presso l’Università del Salento, il Quinto Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (AISAM), organizzato in collaborazione con il CNR-ISAC (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima). L’evento ha riunito l’intera comunità scientifica italiana attiva nei settori della meteorologia, climatologia e scienze dell’atmosfera, consolidando il ruolo del congresso AISAM come momento centrale di aggiornamento, confronto e condivisione delle più recenti ricerche e applicazioni. Come da tradizione, il programma ha incluso sessioni scientifiche suddivise per aree tematiche, nelle quali sono stati presentati contributi relativi a: processi fisici e dinamici dell’atmosfera, sistemi di osservazione e modellistica numerica, fenomeni estremi e cambiamenti climatici, applicazioni operative e servizi climatici. Particolarmente significativa l’attenzione rivolta alla divulgazione scientifica: il congresso ha infatti previsto anche eventi aperti al pubblico e attività dedicate alle scuole, con l’obiettivo di avvicinare giovani e cittadini alla meteorologia e al ruolo sempre più centrale che essa riveste nel contesto dei cambiamenti climatici e della gestione del rischio. La manifestazione si è svolta in presenza, ma è stata anche trasmessa in diretta streaming, consentendo la partecipazione da remoto e favorendo una più ampia diffusione dei contenuti trattati. Il Quinto Congresso Nazionale AISAM ha quindi rappresentato un importante momento di sintesi tra ricerca, formazione e comunicazione, rafforzando il legame tra scienza e società e sottolineando la necessità di una meteorologia sempre più aperta, trasparente e utile per affrontare le sfide del presente e del futuro.

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V congresso AISAM

Congresso Nazionale 2024

5° Congresso Nazionale AISAM a Lecce   Dal 5 all’8 febbraio 2024 si è tenuto a Lecce, presso l’Università del Salento, il Quinto Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (CN5), organizzato in collaborazione con l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (CNR-ISAC). L’evento ha riunito l’intera comunità scientifica italiana attiva nei settori della meteorologia, climatologia e scienze dell’atmosfera, consolidando il ruolo del congresso AISAM come momento centrale di aggiornamento, confronto e condivisione delle più recenti ricerche e applicazioni. Come da tradizione, il programma è stato organizzato in cinque sessioni tematiche: osservazioni, previsioni, applicazioni, processi e clima. Il congresso ha visto 56 presentazioni orali, 70 poster e circa 120 partecipanti, ma la trasmissione in diretta streaming ha consentito la partecipazione da remoto, favorendo una più ampia diffusione dei contenuti trattati. Particolarmente significativa l’attenzione rivolta alla divulgazione scientifica: il congresso ha infatti previsto anche eventi aperti al pubblico e attività dedicate alle scuole, con l’obiettivo di avvicinare giovani e cittadini alla meteorologia e al ruolo sempre più centrale che essa riveste nel contesto dei cambiamenti climatici e della gestione del rischio. Il CN5 ha quindi rappresentato un importante momento di sintesi tra ricerca, formazione e comunicazione, rafforzando il legame tra scienza e società e sottolineando la necessità di una meteorologia sempre più aperta, trasparente e utile per affrontare le sfide del presente e del futuro. SCOPRI LA PAGINA DEDICATA

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GMM 2024 AISAM

Giornata Mondiale Meteorologia 2024

Giornata Mondiale della Meteorologia 2024 – AISAM a Roma Il 23 marzo si celebra, come ogni anno, la Giornata Meteorologica Mondiale, istituita per ricordare l’entrata in vigore, nel 1950, della Convenzione che ha fondato l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), oggi punto di riferimento globale per il monitoraggio del clima, delle condizioni meteorologiche e delle risorse idriche. Il tema scelto per il 2023, “Il futuro del tempo, del clima e dell’acqua attraverso le generazioni”, invita a riflettere sull’impatto delle decisioni presenti sul futuro del nostro pianeta. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, dalla crescente scarsità d’acqua e dalla frequenza sempre maggiore di eventi meteorologici estremi, la meteorologia moderna non è solo una scienza tecnica, ma una responsabilità sociale e ambientale. Quest’anno la ricorrenza ha anche un significato particolare: nel 2023 l’OMM compie 150 anni dalla nascita del suo predecessore, l’Organizzazione Meteorologica Internazionale, fondata nel 1873. Un secolo e mezzo di progresso scientifico, che ha visto la meteorologia evolversi da osservazioni locali a previsioni globali, grazie a tecnologie satellitari, modelli climatici avanzati e sistemi di allerta precoce. La Giornata 2023 richiama l’attenzione su due sfide fondamentali: garantire l’accesso equo a dati climatici e idrologici affidabili e coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di un futuro più sostenibile. Perché il tempo, il clima e l’acqua non sono risorse da dare per scontate, ma elementi vitali da comprendere, proteggere e gestire con responsabilità. In Italia, l’evento è stato celebrato attraverso incontri scientifici, webinar e progetti didattici, con il coinvolgimento di AISAM, università, istituzioni di ricerca e il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, che da anni svolge un ruolo chiave nella comunicazione meteorologica nazionale. La Giornata Meteorologica Mondiale 2023 ci ricorda che le scelte che facciamo oggi, nell’osservare, prevedere e gestire il tempo e il clima, avranno un impatto diretto sulla qualità della vita delle generazioni future.

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V congresso AISAM

Festival della Meteorologia 2023

5° Congresso Nazionale AISAM a Lecce   Dal 5 all’8 febbraio 2024 si è tenuto a Lecce, presso l’Università del Salento, il Quinto Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (AISAM), organizzato in collaborazione con il CNR-ISAC (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima). L’evento ha riunito l’intera comunità scientifica italiana attiva nei settori della meteorologia, climatologia e scienze dell’atmosfera, consolidando il ruolo del congresso AISAM come momento centrale di aggiornamento, confronto e condivisione delle più recenti ricerche e applicazioni. Come da tradizione, il programma ha incluso sessioni scientifiche suddivise per aree tematiche, nelle quali sono stati presentati contributi relativi a: processi fisici e dinamici dell’atmosfera, sistemi di osservazione e modellistica numerica, fenomeni estremi e cambiamenti climatici, applicazioni operative e servizi climatici. Particolarmente significativa l’attenzione rivolta alla divulgazione scientifica: il congresso ha infatti previsto anche eventi aperti al pubblico e attività dedicate alle scuole, con l’obiettivo di avvicinare giovani e cittadini alla meteorologia e al ruolo sempre più centrale che essa riveste nel contesto dei cambiamenti climatici e della gestione del rischio. La manifestazione si è svolta in presenza, ma è stata anche trasmessa in diretta streaming, consentendo la partecipazione da remoto e favorendo una più ampia diffusione dei contenuti trattati. Il Quinto Congresso Nazionale AISAM ha quindi rappresentato un importante momento di sintesi tra ricerca, formazione e comunicazione, rafforzando il legame tra scienza e società e sottolineando la necessità di una meteorologia sempre più aperta, trasparente e utile per affrontare le sfide del presente e del futuro.

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GMM 2023 AISAM

Giornata Mondiale Meteorologia 2023

Giornata Mondiale della Meteorologia 2023 – AISAM a Roma Il 23 marzo si celebra, come ogni anno, la Giornata Meteorologica Mondiale, istituita per ricordare l’entrata in vigore, nel 1950, della Convenzione che ha fondato l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), oggi punto di riferimento globale per il monitoraggio del clima, delle condizioni meteorologiche e delle risorse idriche. Il tema scelto per il 2023, “Il futuro del tempo, del clima e dell’acqua attraverso le generazioni”, invita a riflettere sull’impatto delle decisioni presenti sul futuro del nostro pianeta. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, dalla crescente scarsità d’acqua e dalla frequenza sempre maggiore di eventi meteorologici estremi, la meteorologia moderna non è solo una scienza tecnica, ma una responsabilità sociale e ambientale. Quest’anno la ricorrenza ha anche un significato particolare: nel 2023 l’OMM compie 150 anni dalla nascita del suo predecessore, l’Organizzazione Meteorologica Internazionale, fondata nel 1873. Un secolo e mezzo di progresso scientifico, che ha visto la meteorologia evolversi da osservazioni locali a previsioni globali, grazie a tecnologie satellitari, modelli climatici avanzati e sistemi di allerta precoce. La Giornata 2023 richiama l’attenzione su due sfide fondamentali: garantire l’accesso equo a dati climatici e idrologici affidabili e coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di un futuro più sostenibile. Perché il tempo, il clima e l’acqua non sono risorse da dare per scontate, ma elementi vitali da comprendere, proteggere e gestire con responsabilità. In Italia, l’evento è stato celebrato attraverso incontri scientifici, webinar e progetti didattici, con il coinvolgimento di AISAM, università, istituzioni di ricerca e il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, che da anni svolge un ruolo chiave nella comunicazione meteorologica nazionale. La Giornata Meteorologica Mondiale 2023 ci ricorda che le scelte che facciamo oggi, nell’osservare, prevedere e gestire il tempo e il clima, avranno un impatto diretto sulla qualità della vita delle generazioni future.

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