Patrizia Favaron
Oltre i nostri sensi, ma sempre qui
Sentiamo spesso dire che il Mondo non si limita a ciò che il nostro sistema sensoriale (ed il cervello) ci permette di percepire.
E noi, che ci occupiamo a vario titolo di meteorologia, siamo ben familiari con questo concetto dai risvolti non proprio piacevolissimi. Per esempio: il vento c’è, ma chi lo ha mai veduto? Con l’aria trasparente? E chi, invece, ne ha avvertita la presenza con il tatto? Specialmente quando è debole?
Qualcuno o qualcuna più esperta di me in biologia evoluzionistica potrebbe aggiungere del suo, e dire che certo, i nostri sensi si sono evoluti molto, ma non per farci scrivere dei bellissimi paper accademici. Se mai, per scovare prede, allevare e proteggere cuccioli, trovare un compagno o una compagna, eccetera – la meteorologia, in effetti, è venuta “un po'” dopo, giusto qualche manciata di milioni di anni…
Lungi da me voler ribattere qualcosa al riguardo: l’è minga el me mestée. Non è il mio mestiere.
Però, posso forse fare qualcosa di più diretto – meglio, non lo so: giudicherete voi.
Mostrandovi un aspetto della realtà che non riusciamo a cogliere con la vista o qualche altro modo, senza un aiutino: il mondo, osservato nel campo dell’infrarosso termico.

L’immagine che vediamo rappresenta in particolare la temperatura radiometrica (l’ho ottenuta con una termocamera di quelle “professionali ma non da ricerca” – di più non potevo permettermi 😊 – e macchine di questo tipo sono usate di solito nei cantieri e negli impianti per localizzare punti caldi o freddi, e cose così: l’impiego “in Natura” non credo fosse stato preventivato dal loro costruttore).
E già in questo modo ci rivela un aspetto che non solo non potevamo vedere, ma neanche immaginare: non solo esistono dei gradienti termici tra un punto e l’altro della superficie terrestre, ma questi sono molto grandi.
Quello in figura è ancora, tutto sommato, modesto.
Ma immaginiamoci d’essere uno di quegli insemini che passano la loro vita al riparo delle cortecce: l’ambiente che li ospita può passare dall’essere un frigorifero ad un forno nel giro di un centimetro, a volte meno.
Il “gradiente”, lo ricordo qui per chi non abbia molta dimestichezza con queste cose, è il rapporto tra la variazione di una grandezza (la temperatura, nel nostro caso) e della lunghezza lungo la quale questa si verifica.
Magari la differenza tra le due temperature, massima e minima, non sembra grandissima. Ma se la misuriamo lungo una distanza piccolissima, di un centimetro o pochi millimetri, il gradiente fa più che in fretta a esplodere!
Isole di calore, ed altre cose così
Il fenomeno dell’isola di calore, la differenza di temperatura che c’è tra i centri urbani e le aree rurali vicine, è conosciuto ormai da tutte e tutti noi, non foss’altro che per abitudine. Sfinimento, direi quasi.
E molto se ne è scritto, per grandi e piccoli (io, che a volte mi sento un po’ bimba, ho apprezzato molto questa descrizione).
Ma, potremmo anche vederla, avessimo una vista abbastanza acuta e “generalista”?
Patti, ma che razza di domanda del tubo:

In sintesi: certo che sì, e persino a piccolissima scala! La superficie coperta dalla figura qui sopra non arriva ai 4 metri quadri. E già dentro questa briciola di superficie vediamo un’isola di calore, minuscola, estremamente ben marcata.
La stessa cosa capita, se confrontiamo un’intera città con la campagna circostante.
E volendo, persino dentro la stessa città! Le aree costruite tendono ad essere impermeabili, e così, necessariamente, tutta l’energia che in condizioni naturali sarebbe finita in atmosfera come calore latente (evaporazione, in pratica), vi verrà riversata come calore sensibile (aumento di temperatura percepita).
Ma le superfici artificiali non sono mica tutte uguali:

Un climatizzatore naturale
“Meraviglia.”
Cammini in mezzo alla Natura, persino quella addomesticata di un parco, e la sensazione che provi non può che trovare la sua sintesi definitiva in una sola parola: meraviglia.

Non c’è che dire, comunque: quella che riempie i nostri occhi e le nostre menti è, comunque, una meraviglia molto attiva.

Pochi decimi di secondo, così ho letto. Tanto basta alle piante per orientare (se possono) le loro foglie verso il Sole, e per girare i cloroplasti in modo che si espongano in modo ottimale alla luce. Altrettanto, non più, per aprire o chiudere gli stomi, quelle minuscole bocchine che, a migliaia, si trovano per lo più sulla pagina inferiore delle foglie, e permettono alle piante di regolare la propria permeabilità all’acqua (ed all’ossigeno, all’anidride carbonica, …).
Permeabilità, perché.
Le piante sono, in effetti, le principali attrici del processo di evapotraspirazione. Lo regolano, a loro beneficio. Su scale così grandi, da modificare il funzionamento dell’atmosfera.
Fanno per sé, ed anche per noi, animali, adattati nei milioni di anni all’ambiente creato dalle piante.
Lo studio del comportamento delle piante in presenza (o meno) di radiazione solare è, davvero, affascinante. Un intreccio strettissimo tra Fisica solare, Fisica dell’atmosfera, Fisiologia, Ecologia degli ecosistemi. È uno degli argomenti in cui più facilmente vediamo al lavoro le connessioni nascoste in piena vista del sistema-Terra.
E gli strumenti ci permettono di coglierle meglio. Nel modo più diretto.
Chiudo qui, accennando solo al fatto che colleghi e colleghe attivi nel campo della micro-meteorologia le termografi le usano in modo sistematico, e che molte di loro finiscono in paper accademici e altre pubblicazioni (cercate, e troverete 😊).
Grazie per l’attenzione, e, intanto, grazie alla Tecnica che ci permette di vedere più lontano!
