Articolo tratto dalla Newsletter n° 020 di dicembre 2024
Nell’ultimo numero della Newsletter intervistiamo Tullio Degiacomi, ex studente triennale dell’Università di Trento ed ex studente magistrale dell’Università di Trento e Innsbruck, attualmente Weather Data Scientist presso Hypermeteo.
Caro Tullio, ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della meteorologia?
Sicuramente ho sempre avuto sin da bambino una grande attrazione per i fenomeni naturali e gli ambienti naturali ostili, in primis l’alta montagna. Probabilmente è la passione per l’alta montagna, la neve e i ghiacciai che mi ha spinto poi a seguire questo percorso. Quando mi sono iscritto al Master a Trento ero infatti molto più attratto dalla meteorologia alpina e dallo studio della criosfera. Durante il corso ho poi nettamente allargato i miei orizzonti e capito che ogni argomento nuovo legato alla meteorologia o alla climatologia mi suscitava un’enorme curiosità.
Come valuti l’esperienza del programma di doppia laurea?
L’esperienza del programma di doppia laurea tra Trento e Innsbruck è stata per me molto formativa, sia dal punto di vista professionale, che da quello umano.
Il percorso di studi secondo me è ottimo, in due anni offre una preparazione solida e di alto livello, mi sento di consigliarlo. Il primo anno a Trento copre molti rami diversi delle scienze dell’atmosfera e ambientali, permettendo di acquisire competenze trasversali. Se durante il percorso di studi non ho sicuramente avuto lo stesso livello di interesse verso tutti i corsi, devo ammettere che l’interdisciplinarietà si è rivelata spesso un plus nella mia attività lavorativa. Il semestre a Innsbruck invece presenta molti corsi a scelta in cui ognuno può approfondire i propri interessi personali.
Anche alla luce dell’esperienza dei miei compagni di corso, posso dire che abbiamo sempre ottenuto riscontri postlaurea positivi nel mondo del lavoro e della ricerca. Inoltre, so che il corso ha subito dei perfezionamenti in questi tre anni.
Ritieni di aver acquisito strumenti e capacità essenziali durante il periodo all’estero?
Penso che un periodo all’estero sia in ogni caso un’esperienza che lascia qualcosa. Sfortunatamente ho trascorso il semestre a Innsbruck nel periodo Covid, in cui l’attività Universitaria era molto limitata. Questo non mi ha permesso di godere al massimo di questa opportunità. Nonostante ciò, ho potuto comparare due realtà universitarie differenti, in cui le competenze dei professori si completavano e le metodologie di insegnamento e apprendimento erano molto diverse. Inoltre, il dipartimento di scienze dell’atmosfera dell’Università di Innsbruck esiste da molti anni e i professori sono molto preparati.
Per quanto riguarda l’apprendimento di concetti di meteorologia e climatologia, nel semestre a Innsbruck ho potuto frequentare corsi molto “di nicchia”, come Mountain Meteorology, che ho veramente apprezzato e che mi hanno portato ad acquisire conoscenze fondamentali per il mio lavoro di tesi, svolto a Trento.

Di cosa ti occupi al momento in Hypermeteo?
In Hypermeteo mi occupo di vari ambiti, principalmente della gestione e degli sviluppi della catena previsionale a breve-medio termine, quindi soprattutto di attività modellistica, e dello sviluppo di scenari climatici. La mia attività lavorativa è quindi parecchio incentrata sulla programmazione. È però molto varia di settimana in settimana, poiché capita di ricevere richieste di servizi tra loro molto differenti e che necessitano di approfondire argomenti per me spesso del tutto nuovi. Questo è sicuramente un aspetto molto positivo del mio lavoro in Hypermeteo, che mi permette di affrontare ogni settimana con curiosità e nuovi stimoli e che, soprattutto, mi ha fatto comprendere quanto la meteorologia e il cambiamento climatico abbiano un impatto enorme su moltissime attività di rilievo.
Come vedi il futuro dell’informazione e della condivisione di dati meteorologici in Italia?
Il futuro dell’informazione e della condivisione di dati meteorologici in Italia appare molto promettente e ricco di opportunità: con l’avvento di ItaliaMeteo e lo sviluppo del portale open data si sta finalmente facendo quel cambio di passo di cui si necessitava da anni, rendendo i dati accessibili a tutti e gestiti con metodo e coordinamento.
Dal mio punto di vista, ad esempio, poter aver accesso a un modello come ICON a 2 km circa di risoluzione sul territorio italiano, o poter utilizzare il gran numero di misure di stazioni al suolo presenti in Italia, è una risorsa fondamentale per migliorare i servizi sviluppati anche nel settore privato, oltre ad essere uno strumento utile anche per il mondo della ricerca. Nonostante ciò, per quel che ho sperimentato nella mia esperienza lavorativa quotidiana, noto ancora alcuni ostacoli rispetto ad una politica di open data da parte di alcuni enti. Penso quindi che ci sia ancora molto lavoro da fare, ma che si debba essere molto ottimisti perché la situazione nei prossimi anni, in Italia, potrà solo migliorare.
In ogni caso, mi auguro che si segua la strada intrapresa, con un sempre crescente coordinamento di tutte le informazioni riguardanti la meteorologia e climatologia e una totale condivisione dei dati. Il cambiamento climatico corre veloce e penso che questi due step siano fondamentali per una migliore gestione di tutte le problematiche a cui dovremo far fronte nei prossimi decenni.
Auspichi ad una maggiore sinergia tra gli enti meteorologici pubblici e privati?
Penso che questa domanda sia strettamente connessa alla precedente. La sinergia tra pubblico e privato infatti sarà notevolmente influenzata da come in Italia verranno affrontati i temi dell’informazione e della condivisione di questa informazione nei prossimi anni. Ovviamente, penso che una maggiore sinergia tra enti meteorologici pubblici e privati possa solo apportare un contributo positivo alla nostra società, soprattutto perché i loro ruoli e le loro competenze sono spesso molto complementari.
Studente promettente e grande professionista, avevi valutato l’opzione di svolgere un dottorato di ricerca?

Devo ammettere che quando mi sono approcciato al mondo della meteorologia e climatologia avevo considerato la possibilità di continuare i miei studi con un dottorato: la ricerca mi ha sempre affascinato. Alla fine del percorso di studi ho però capito che non ero pronto per un dottorato perché in quel momento l’accademia era per me, probabilmente, un mondo un po’ stressante. Inoltre, ho preferito guardare fuori dal mondo accademico, cercando un’occupazione che mi facesse anche comprendere quanto la meteorologia e la climatologia abbiano un impatto quotidiano su moltissimi settori, che è quello che sto imparando in Hypermeteo. Desiderando restare in Italia, un altro aspetto che sicuramente ha avuto la sua importanza è stato il voler cercare un’occupazione lavorativa stimolante, ma allo stesso tempo più stabile di ciò che può garantire il mondo accademico. Perché si sa, fare ricerca è molto entusiasmante, ma è anche molto difficile da sostenere a livello economico in Italia, soprattutto per i ragazzi e le ragazze che non si trovano nella fortunata condizione di avere le “spalle ben coperte”.
Perdonate la schiettezza, questa non vuole affatto essere una critica al mondo accademico, ma, anzi, un sollecito a ricordare come esso non sia considerato importante nel nostro paese quando, dal mio punto di vista, dovrebbe essere uno dei punti di forza e di traino per un paese affinché funzioni egregiamente.
Cosa consiglieresti in questo momento ai giovani studenti di scienze dell’atmosfera che stanno per affacciarsi nel mondo del lavoro?
L’unico consiglio che mi sento di dare è di seguire ciò che più li incuriosisce, senza farsi troppe paranoie. Di giocarsi le occasioni che gli si proporranno e di lanciarsi senza timore nelle esperienze che si presenteranno: per tornare indietro e cambiare strada si è sempre in tempo. Il mondo del lavoro nel nostro settore è ancora tutto da scoprire e in continua evoluzione, sicuramente le occasioni non mancano e non mancheranno e al momento non è facile trovare persone con competenze di fisica dell’atmosfera solide.
Ai giovani studenti, e a tutti noi giovani in generale, auguro che il nostro paese e la nostra società imparino a valorizzare la risorsa che siamo, senza fare scappare ogni anno neolaureati molto competenti all’estero, come al momento spesso accade.
Grazie mille Tullio, e in bocca al lupo per il futuro!
A cura di:
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| Matteo Siena (Università di Bologna) |


