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Locandina Corso PMO 1 1 Aisam

A novembre riparte il Corso di Formazione di Previsione Meteorologica Operativa

L’Agenzia Nazionale ItaliaMeteo e AISAM– Associazione Italiana Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia, organizzano per l’anno accademico 2026/2027 la quarta edizione del Corso di Formazione di Previsione Meteorologica Operativa, che si svolgerà dal 12 novembre 2026 al 28 maggio 2027 per una durata totale di 34 ore. Il corso è rivolto a studenti e studentesse dei corsi di laurea magistrale in ambito meteorologico con lo scopo di integrare la formazione universitaria attraverso l’apprendimento di metodi e tecniche della previsione meteorologica operativa e la conoscenza dell’attività previsionale svolta nelle sale meteo operative. Docenti del corso saranno meteorologi e meteorologhe professionisti/e con comprovata esperienza di sala meteo, provenienti sia dalle agenzie regionali e dagli enti nazionali che dalle aziende private, e ricercatori e ricercatrici affermati/e nel campo della meteorologia. Struttura del Corso Formativo Il corso è aperto ad un numero di 20 partecipanti, principalmente studenti e studentesse di corsi di laurea magistrale in ambito meteorologico che vogliano apprendere le tecniche fondamentali per la previsione meteorologica operativa. Le domande di iscrizione al corso dovranno essere inviate attraverso la compilazione dell’apposito modulo pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia Nazionale. Il termine per l’invio delle candidature è il 18 ottobre ore 12:00. Le candidature pervenute saranno esaminate da un Comitato Scientifico composto da professionisti del settore, sia in ambito accademico che operativo. I candidati selezionati riceveranno comunicazione scritta entro la fine del mese di ottobre. Il corso prenderà il via il 12 novembre 2026 con una sessione introduttiva online che si svolgerà dalle ore 15:30 alle 18:30. Nei mesi successivi verranno svolti 18 weather briefings e incontri online gestiti da un/a meteorologo/a esperto/a, a cui si affiancherà un moderatore. I briefing si svolgeranno ogni giovedì alle 17 con cadenza settimanale – salvo festività o impegni istituzionali. Gli incontri hanno una durata di 1 ora ciascuno. I briefing sfrutteranno le peculiarità della situazione meteorologica in atto, le specifiche competenze e specializzazioni del/la meteorologo/a in carica, le conoscenze e le domande di studenti e studentesse. Una prima parte sarà dedicata alla descrizione della configurazione alla scala sinottica e un focus particolare sull’Italia, proseguendo con un approfondimento su tematiche previsionali, diverse per ogni briefing. Il corso ha l’obiettivo di insegnare le basi della previsione operativa. In particolare:●     analisi e riconoscimento delle strutture sinottiche, nonché la loro predicibilità;●     analisi e riconoscimento delle circolazioni a mesoscala, fenomeni a questa associati, e loro predicibilità;●     modelli concettuali e climatologia pratica applicati alla penisola italiana;●     predittori e checklist per i fenomeni più caratteristici (convezione, foehn, nebbia, neve, gelate…);●     strumenti per l’analisi e la previsione (piani di plottaggio, diagrammi termodinamici, immagini satellitari, radar meteorologico);●     comunicazione tramite media e approfondimento su allertamento. A chiusura del corso sono previste due giornate in presenza che si svolgeranno presso l’Agenzia Nazionale ItaliaMeteo e il Dipartimento di Protezione Civile a Roma, durante le quali sono programmati seminari, attività laboratoriali, e la visita alle Sale Operative, oltre alla consegna finale degli attestati di partecipazione.Il calendario con il programma definitivo verrà pubblicato sul presente sito istituzionale. Il corso è gratuito, riservato a soci e socie AISAM, con possibilità di tesserarsi qui nel caso non si facesse già parte dell’associazione. Le iscrizioni al corso, inviate attraverso il suddetto form, scadranno il 18 ottobre. Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a studenti@aisam.eu.

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La supercella tornadica del 22 luglio 2023 in Emilia-Romagna

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Sabato 22 luglio 2023, un’intensa supercella (ossia un temporale in cui la corrente ascendente è dotata di rotazione) a lunga percorrenza ha provocato grandine fino a 10 cm di diametro, estesi danni da vento lineare ed un intenso tornado largo 1.5 km e valutato di grado IF3 sulla Scala Fujita Internazionale (ESSL, 2023) in Emilia- Romagna. Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Weather and Forecasting (De Martin et al., 2025b) analizza con grande dettaglio la dinamica dell’evento e le implicazioni di un fenomeno temporalesco di questa portata sul territorio italiano. Evoluzione della supercella Tra l’11 e il 25 luglio 2023 numerose intense supercelle hanno colpito il Nord Italia, grazie ad una situazione sinottica caratterizzata da un promontorio anticiclonico sul Mediterraneo e una saccatura sull’Europa Centro- Occidentale (De Martin et al., 2025a). Questa situazione ha favorito per molti giorni una sovrapposizione di elevata instabilità, intenso wind shear e flusso di vapore acqueo, ideale per la genesi di forti temporali. La situazione sinottica del 22 luglio 2023 era simile, ma spostata un po’ più a sud rispetto agli altri giorni del periodo (Figura 1). Il promontorio di alta pressione era collocato sul Mar Mediterraneo meridionale ed un’intensa corrente a getto transitava sul suo lato nord, con un massimo sull’Italia centrale, mentre una piccola ondulazione scorreva nell’area alpina. Il temporale che ha generato il tornado si è sviluppato attorno alle ore 10 del mattino in Lombardia, probabilmente a causa del transito dell’ondulazione in quota. Il temporale è diventato facilmente supercella grazie alle favorevoli condizioni atmosferiche, producendo qualche grandinata di medie dimensioni (2-5 cm). Non appena la supercella ha attraversato il fiume Po ed è entrata in Emilia Romagna, una massa d’aria più umida e con maggiore temperatura potenziale equivalente proveniente dal Mar Adriatico ha iniziato ad alimentarla (freccia rossa in Figura 2). La supercella si è quindi intensificata, producendo grandine fino a 10 cm di diametro sul ferrarese. Oltre alla supercella discussa in questo articolo (cerchio nero in Figura 2, è evidente l’eco ad uncino delle precipitazioni), un’altra supercella interessava la pedemontana emiliana più a sud, e altri temporali interessavano le coste dell’alto Adriatico. L’evoluzione della supercella è stata analizzata mediante l’utilizzo di dieci stazioni meteorologiche presenti sul percorso del temporale. In particolare, i dati di perturbazione di pressione (Δp) e di temperatura potenziale virtuale (𝛩𝑣′) descrivono al meglio l’evoluzione rispettivamente del mesociclone e delle cold pools associata ai downdrafts (i dati sono riportati in Figura 5 in De Martin et al., 2025b). Le stazioni meteorologiche coprono uno spazio di circa 110 km tra il mantovano e il ravennate ed un periodo temporale di 4 ore (dalle 11:00 UTC alle 15:00 UTC). Si osserva un progressivo aumento del calo di pressione al transito della supercella nelle stazioni interessate (fino a -7.3 hPa alle 13:15 UTC, poco prima della tornadogenesi), che evidenzia la progressiva intensificazione del mesociclone. In Figura 3 è mostrata una foto dello stesso 21 minuti prima dello sviluppo del tornado: il largo updraft e la presenza di due distinti mesocicloni nello stesso momento (supportata anche da dati radar) evidenzia l’intensità inconsueta di questa supercella. Inoltre, l’analisi della 𝛩𝑣′ mostra che mentre il mesociclone si approfondiva, la temperatura potenziale virtuale calava meno, suggerendo un downdraft meno freddo e che quindi interferisce sempre meno con il processo di tornadogenesi. Si evidenzia che i valori osservati di 𝛩𝑣′ sono molto più bassi rispetto a quelli tipici delle supercelle tornadiche americane. Un ulteriore interessante osservazione riguarda il breve arrivo di aria secca durante il transito del mesociclone in una stazione meteo a pochi chilometri dal luogo dove è avvenuta la tornadogenesi (Figura 10 in De Martin et al., 2025b). È verosimile che dell’aria secca sia stata assorbita dalla supercella, potenzialmente aumentando la temperatura potenziale del downdraft e favorendo il processo di tornadogenesi. I marcati cali di temperatura potenziale precedenti la tornadogenesi indicavano la presenza di intense e fredde correnti discendenti, responsabili di numerosi danni, specie nell’abitato di Voltana. Su Voltana e nelle zone appena ad ovest e sud-ovest del villaggio, la supercella ha prodotto due microbursts (downburst di dimensioni inferiori ai 4 km) che sono conversi verso un punto centrale, probabilmente alla base del mesociclone. Le intense raffiche di vento associate ai microburst (fino a 140 km/h) potrebbero aver generato localizzate aree di vorticità verticale. Queste potrebbero essere state unite in un unico punto ed allungate verticalmente dall’intenso mesociclone sovrastante, producendo la tromba d’aria, come suggerito dal recente modello concettuale di Fischer et al (2024). Infatti, dai sopralluoghi condotti nei giorni successivi, sembrerebbe che il tornado si sia effettivamente sviluppato a poche centinaia di metri ad est di Voltana: questa transizione da raffiche lineari di vento a venti tornadici è suggerita sia da un passaggio di pattern di danno da divergente a convergente, sia dal rapido aggravarsi dei danni associati, passati da danni valutati ai gradi IF0.5-IF1 della Scala Fujita Internazionale (120-150 km/h), a danni valutati di grado IF2-IF2.5 (venti fino a 220-250 km/h) in poche centinaia di metri di spazio. Uno schema riassuntivo dell’evoluzione della supercella e della conseguente tornadogenesi è riportato in Figura 4. Il temporale si è sviluppato in Lombardia (fase 1), poi si è intensificato varcando il fiume Po e generando grandine fino a 10 cm di dimensione nel ferrarese (fase 2). Quindi le intense raffiche di vento generate dal temporale hanno iniziato a causare danni (fase 3). Infine, due microbursts su Voltana hanno innescato lo sviluppo del tornado (fase 4), mentre aria molto umida proveniente dal mare intensificava il mesociclone soprastante. Allo stesso momento dell’aria secca proveniente da sud-ovest potrebbe essere stata assorbita dal temporale. Il tornado quindi si è spostato verso est, mentre una fascia di danni legati a raffiche di vento lineari si è propagata più a sud fino ad Alfonsine. Simulazioni modellistiche e predicibilità dell’evento Usando la versione 4.5 del modello WRF su una griglia di 3.5 km e le condizioni di partenza derivanti dal modello ICON-EU, si è notato che fino a tre giorni prima venivano simulate

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Ondate di calore: review sui rischi e applicazione di un nuovo framework per pericoli idrometeorologici

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Le ondate di calore sono periodi anomali caldi che durano da giorni a mesi e le loro caratteristiche principali sono condizionate con media o alta confidenza dal cambiamento climatico antropogenico in atto. L’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC, Masson-Dalmotte et al., 2021) stima che gli attuali eventi sono 1.2 K più intensi e 2.8 volte più frequenti rispetto ai livelli pre-industriali (periodo 1850-1900). Le proiezioni mostrano scenari in peggioramento. Un livello di riscaldamento di 4 K potrebbe corrispondere a intensità e frequenze aumentate di 5.1 K e 9.4 volte, con forti conseguenze sulla nostra vita. L’IPCC (Pörtner et al., 2022) riporta che le ondate di calore sono il contributo maggiore all’eccesso di mortalità in Europa tra tutti i pericoli idrometeorologici, cioè tra tutti i pericoli risultanti da fenomeni e processi atmosferici, idrologici o oceanografici (UNDRR, 2017). Ciò ha incoraggiato la ricerca scientifica al fine di quantificare i rischi per la salute e migliorare il confort termico. Tuttavia, questo sforzo è spesso confinato solo alle connessioni dirette trascurando che la relazione tra calore e salute è mediata anche dalla salute degli ecosistemi, la produzione agricola, la sicurezza delle infrastrutture, le relazioni sociali, e il patrimonio culturale e naturale. Per esempio, le ondate di calore possono esacerbare periodi siccitosi aumentando i flussi di calore all’interfaccia tra suolo e atmosfera (Perkins, 2015) comportando morie di alberi (Gazol and Camarero, 2022) e perdite di raccolto (Potopova et al., 2017). La minore sicurezza alimentare può contribuire a instabilità geopolitiche (d’Amour et al., 2016). Inoltre, il deficit idrico può condurre a morie di fauna acquatica (Carlson et al., 2020) e ad una minore efficienza di raffreddamento delle centrali termiche e nucleari (Linnerud et al., 2011). Una riduzione in produzione di energia potrebbe coincidere con una maggiore richiesta di elettricità per l’uso di aria condizionata (Morakinyo et al., 2019). Blackout avvengono se la domanda supera la fornitura, esponendo persone a maggiori rischi sanitari (Nunes et al., 2011). La review proposta da Brogno et al. (2025) ha analizzato 1459 pubblicazioni sulle ondate di calore da una prospettiva interdisciplinare classificandole secondo sei campi di ricerca: salute, società, ecosistema, agricoltura, infrastruttura, e patrimonio. Le pubblicazioni derivano da una ricerca sistematica su Web of Science delle parole “ondata di calore” e “rischio” in titoli, abstract, e parole chiave in articoli, review, e libri scritti in inglese entro il 2023. Come mostrato in Figura 1, la review conferma una visione antropocentrica basata sulla salute umana (61.1% delle pubblicazioni), ben oltre gli ecosistemi che sono il secondo campo più analizzato (16.3%). Se questi due campi mostrano un trend esponenziale nel numero di ricerche condotte negli ultimi due decenni, ciò non si verifica negli altri campi. Inoltre, disparità sono osservabili anche all’interno di ogni campo di ricerca, con una sottocategoria che copre circa almeno il 50% delle pubblicazioni. La review ha analizzato gli articoli anche da una prospettiva del rischio, cioè il potenziale accadimento di conseguenze avverse dovute alle interazioni dinamiche tra pericolo, esposizione e vulnerabilità (Pörtner et al., 2022). Il rischio può essere stimato dal prodotto di queste tre componenti (triangolo del rischio di Crichton, 1999). Il pericolo è l’occorrenza di un evento che può causare perdite di vita, salute, proprietà, infrastrutture, mezzi di sussistenza, servizi, ecosistemi e risorse. L’esposizione quantifica tutti gli elementi esposti al pericolo come persone, bestiame, raccolti, specie, ecosistemi, infrastrutture, servizi, risorse, e beni culturali, sociali e economici. La vulnerabilità è la propensione o la predisposizione di questi elementi a subire danni ed include anche la capacità di affrontare il pericolo attraverso strategie di adattamento. Seppur il rischio può concretizzarsi solo se tutte e tre le componenti non sono nulle, solo il 3.1% delle pubblicazioni analizzate integra tutte le componenti in una valutazione di rischio. I trend delle singole componenti mostrano andamenti esponenziali, mentre le valutazioni di rischio mostrano un plateau nell’ultima decade e sono quasi esclusivamente focalizzate sulla salute umana. La review si è concentrata anche sull’analisi degli attuali trend e proiezioni di frequenza e intensità delle ondate di calore, sui fattori naturali e antropogenici che le influenzano, gli indici proposti per la loro identificazione e classificazione, e le conseguenze di questi eventi sui vari campi di ricerca. Questa analisi ha evidenziato che la maggior parte degli studi sulle conseguenze quantifica rischi medi su molti eventi non fornendo informazioni sulla variazione del rischio in funzione sia di intensità che di durata, cioè i due fattori chiave nella definizione di ondata di calore. Inoltre, ogni studio adotta indici diversi rendendo difficile la comparazione dei risultati anche all’interno dello stesso campo di ricerca. La review raccomanda che la comunità scientifica selezioni e adotti comuni metodologie per ogni campo di ricerca al fine di produrre evidenze scientifiche più coerenti e favorire il processo decisionale verso l’adattamento a questi eventi estremi. Comprendere come il rischio evolve in funzione delle caratteristiche delle ondate di calore può avere ripercussioni a livello decisionale data la tendenza verso eventi sempre più intensi e duraturi mostrata dalle proiezioni climatiche. La necessità di una più coerente ricerca scientifica, che tenga conto di una visione interdisciplinare ed integri tutte le componenti di rischio, ha condotto all’introduzione in Brogno et al. (2024) di un framework per la valutazione di rischi idrometeorologici e dell’effetto di strategie di adattamento sia in eventi passati che scenari futuri. Il framework adotta il triangolo del rischio di Crichton. Esso richiede la quantificazione del pericolo durante un evento tramite indici che tengono conto delle sue caratteristiche principali normalizzati in accordo con la climatologia. L’esposizione è calcolata tramite dati da censimenti e uso del suolo. La vulnerabilità è stimata come il prodotto tra un fattore di vulnerabilità che lega ogni elemento esposto al pericolo con la loro predisposizione all’essere danneggiato o danneggiare l’ambiente e un costo qualora il danno si concretizzasse. Dato che la predisposizione è stimata dagli impatti osservati negli eventi precedenti, il framework fornisce una stima del rischio medio su molti eventi piuttosto che una predizione di ciò che avverrà nel singolo evento analizzato. Ciò è

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L’affondamento Bayesian di Porticello: una tempesta di vento convettiva prevedibile?

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Weather (De Martin F., M.M. Miglietta, T. Gastaldo, M. Martinazzo, F. Pavan, M. Siena, S. Di Sabatino, The Bayesian sinking in Porticello: a predictable convective windstorm? Weather, 2025, http://doi.org/10.1002/wea.7715) ha analizzato in dettaglio la tempesta che è stata responsabile della tragedia della nave Bayesian a Porticello (località mostrata in Figura 1) e ha causato la morte di sette persone la notte del 19 agosto 2024, alle 04:06 ora locale. Si è trattato dell’evento temporalesco (escludendo le alluvioni) che ha causato più vittime dal 1970, quando un vaporetto si inabissò a Venezia per effetto del passaggio di un tornado sulla laguna veneta. Figura 1. a) Mappa della Sicilia, in cui è evidenziata la località del radiosondaggio (Trapani); (b) ingrandimento dell’area indicata con il riquadro rosso in (a), che include la posizione di tre stazioni meteorologiche (Aspra, Bagheria e Solanto), l’area dell’affondamento dello yacht del Bayesian e la posizione dei video #1 e #2. Le mappe di sfondo sono ricavate da © Google Maps. Il movimento della tempesta è indicato con una freccia rossa. Purtroppo, l’assenza di dati radar, di video che riprendano esattamente l’area dove è avvenuto l’affondamento e di testimoni diretti, visto che l’evento si è verificato di notte, rendono difficile chiarire se la tragedia sia stata causata da una tromba marina o piuttosto da raffiche di vento lineari (un downburst o un gust front). Due video registrati nelle località #1 e #2 mostrate in Figura 1b, in prossimità del luogo dove si trovava il Bayesian, mostrano intense raffiche di vento, probabilmente causate da un downburst, ma nessun vortice o altra caratteristica che faccia pensare a un tornado. Le mappe meteorologiche mostrano che durante il giorno della tragedia la situazione sinottica era dominata dalla presenza di un minimo barico in quota che si era spostato dalla Francia meridionale verso l’Italia centrale. Il fronte freddo ha innescato convezione profonda nel Mar Tirreno, favorita dalla temperatura elevata del mare nel mese di agosto. Il sondaggio termodinamico di Trapani (non molto lontano dal luogo dove si è verificato l’affondamento, vedi Figura 1a) delle ore 00:00 UTC del 19 agosto 2024 mostra la presenza di aria molto calda e umida nei bassi strati dell’atmosfera, associata a elevata instabilità, evidenziando pertanto condizioni favorevoli allo sviluppo di sistemi convettivi intensi. Le immagini da satellite mostrano come la tempesta si sia sviluppata come sistema convettivo alla mesoscala (MCS) nella parte meridionale del Mar Tirreno. La convezione profonda è stata confermata dalle immagini satellitari che hanno mostrato la presenza di celle convettive a forte sviluppo verticale, con temperature alla sommità della nube di circa 210K (Figura 2). Un’analisi della traiettoria della temperatura minima alla sommità della nube convettiva, un noto indicatore dell’intensità delle correnti ascendenti, ha evidenziato come la cella temporalesca che ha interessato l’area di Porticello avesse una direzione di spostamento concorde con quella attesa per un temporale ordinario, ovvero seguendo il vento a circa 700 hPa. Qualora il temporale in questione fosse stata una supercella, la cella avrebbe deviato verso destra. Questa osservazione suggerisce come nessuna supercella fosse presente quella notte nei pressi di Porticello. Ciò comunque non esclude che si possa essere formato un tornado non-supercellulare, per quanto quest’ultimo avrebbe dovuto essere di minore intensità. Figura 2. Temperatura di Brillanza estratta dalla banda infrarossa a 12,0 μm del SEVIRI alle ore 01:57 UTC del 19 agosto 2024 (dopo correzione per parallasse). La posizione dello yacht del Bayesian è indicata con un punto rosso. L’orario indicato rappresenta l’ora finale del periodo di acquisizione di 12 minuti del SEVIRI. Le stazioni meteorologiche amatoriali di Aspra, Bagheria e Solanto (Figura 1b) presenti in prossimità del luogo della tragedia hanno registrato un aumento della pressione e un calo della temperatura potenziale in corrispondenza dell’evento, dati che supportano l’ipotesi di un downburst. Figura 3. Velocità del vento a 10 m alle ore 04:00 UTC (frecce) e raffiche di vento massime (ombreggiatura colorata) a 10 m tra le 03:00 e le 04:00 UTC del 19 agosto 2024, simulate dal modello ICON- 2I inizializzato alle 00:00 UTC del 18 agosto 2024. La posizione del Bayesian è evidenziata con un pallino rosso. Un punto molto dibattuto riguarda la possibilità di prevedere un evento di questo tipo in tempo utile per l’allertamento della popolazione. Un avviso per temporali forti era stato emesso dalla Protezione Civile Italiana il giorno precedente l’evento. Infatti, l’analisi delle simulazioni del modello ICON inizializzate 28 ore prima dell’evento mostravano indicazioni di raffiche di vento intense nel Mar Tirreno (Figura 3). Sia le simulazioni deterministiche che probabilistiche hanno indicato la possibilità di raffiche superiori a 24.5 m/s nel basso Tirreno, per quanto non esattamente nella regione interessata dal naufragio e all’istante di tempo in cui l’evento è stato osservato. Tali previsioni risultavano più accurate nella simulazione inizializzata alle 00:00 UTC del 19 agosto, che era però troppo a ridosso dell’evento per poter essere di qualche utilità operativa. Le conclusioni a cui è giunto lo studio sono quindi che l’affondamento della nave Bayesian è stato probabilmente causato da forti raffiche di vento lineari originate da un sistema convettivo multicellulare. Pur non essendoci evidenze della presenza di una tromba marina, il suo verificarsi non può essere escluso del tutto. Il crescente verificarsi di eventi convettivi intensi e localizzati in Italia evidenzia la necessità di un sistema di allerta dedicato alla previsione delle tempeste di natura convettiva nel nostro Paese. Questa necessità è resa ancora più urgente dalla vulnerabilità ed esposizione delle numerose persone che si dedicano ad attività all’aperto nella stagione estiva, in corrispondenza del picco di frequenza dei fenomeni convettivi nel nostro Paese. Autori: Marcello Miglietta (CNR-ISAC) Francesco De Martin (Università di Bologna)

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