Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025.
Sabato 22 luglio 2023, un’intensa supercella (ossia un temporale in cui la corrente ascendente è dotata di rotazione) a lunga percorrenza ha provocato grandine fino a 10 cm di diametro, estesi danni da vento lineare ed un intenso tornado largo 1.5 km e valutato di grado IF3 sulla Scala Fujita Internazionale (ESSL, 2023) in Emilia- Romagna. Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Weather and Forecasting (De Martin et al., 2025b) analizza con grande dettaglio la dinamica dell’evento e le implicazioni di un fenomeno temporalesco di questa portata sul territorio italiano.
Evoluzione della supercella
Tra l’11 e il 25 luglio 2023 numerose intense supercelle hanno colpito il Nord Italia, grazie ad una situazione sinottica caratterizzata da un promontorio anticiclonico sul Mediterraneo e una saccatura sull’Europa Centro- Occidentale (De Martin et al., 2025a). Questa situazione ha favorito per molti giorni una sovrapposizione di elevata instabilità, intenso wind shear e flusso di vapore acqueo, ideale per la genesi di forti temporali. La situazione sinottica del 22 luglio 2023 era simile, ma spostata un po’ più a sud rispetto agli altri giorni del periodo (Figura 1). Il promontorio di alta pressione era collocato sul Mar Mediterraneo meridionale ed un’intensa corrente a getto transitava sul suo lato nord, con un massimo sull’Italia centrale, mentre una piccola ondulazione scorreva nell’area alpina.

Il temporale che ha generato il tornado si è sviluppato attorno alle ore 10 del mattino in Lombardia, probabilmente a causa del transito dell’ondulazione in quota. Il temporale è diventato facilmente supercella grazie alle favorevoli condizioni atmosferiche, producendo qualche grandinata di medie dimensioni (2-5 cm). Non appena la supercella ha attraversato il fiume Po ed è entrata in Emilia Romagna, una massa d’aria più umida e con maggiore temperatura potenziale equivalente proveniente dal Mar Adriatico ha iniziato ad alimentarla (freccia rossa in Figura 2). La supercella si è quindi intensificata, producendo grandine fino a 10 cm di diametro sul ferrarese. Oltre alla supercella discussa in questo articolo (cerchio nero in Figura 2, è evidente l’eco ad uncino delle precipitazioni), un’altra supercella interessava la pedemontana emiliana più a sud, e altri temporali interessavano le coste dell’alto Adriatico.

L’evoluzione della supercella è stata analizzata mediante l’utilizzo di dieci stazioni meteorologiche presenti sul percorso del temporale. In particolare, i dati di perturbazione di pressione (Δp) e di temperatura potenziale virtuale (𝛩𝑣′) descrivono al meglio l’evoluzione rispettivamente del mesociclone e delle cold pools associata ai downdrafts (i dati sono riportati in Figura 5 in De Martin et al., 2025b). Le stazioni meteorologiche coprono uno spazio di circa 110 km tra il mantovano e il ravennate ed un periodo temporale di 4 ore (dalle 11:00 UTC alle 15:00 UTC). Si osserva un progressivo aumento del calo di pressione al transito della supercella nelle stazioni interessate (fino a -7.3 hPa alle 13:15 UTC, poco prima della tornadogenesi), che evidenzia la progressiva intensificazione del mesociclone.
In Figura 3 è mostrata una foto dello stesso 21 minuti prima dello sviluppo del tornado: il largo updraft e la presenza di due distinti mesocicloni nello stesso momento (supportata anche da dati radar) evidenzia l’intensità inconsueta di questa supercella. Inoltre, l’analisi della 𝛩𝑣′ mostra che mentre il mesociclone si approfondiva, la temperatura potenziale virtuale calava meno, suggerendo un downdraft meno freddo e che quindi interferisce sempre meno con il processo di tornadogenesi. Si evidenzia che i valori osservati di 𝛩𝑣′ sono molto più bassi rispetto a quelli tipici delle supercelle tornadiche americane. Un ulteriore interessante osservazione riguarda il breve arrivo di aria secca durante il transito del mesociclone in una stazione meteo a pochi chilometri dal luogo dove è avvenuta la tornadogenesi (Figura 10 in De Martin et al., 2025b). È verosimile che dell’aria secca sia stata assorbita dalla supercella, potenzialmente aumentando la temperatura potenziale del downdraft e favorendo il processo di tornadogenesi.
I marcati cali di temperatura potenziale precedenti la tornadogenesi indicavano la presenza di intense e fredde correnti discendenti, responsabili di numerosi danni, specie nell’abitato di Voltana. Su Voltana e nelle zone appena ad ovest e sud-ovest del villaggio, la supercella ha prodotto due microbursts (downburst di dimensioni inferiori ai 4 km) che sono conversi verso un punto centrale, probabilmente alla base del mesociclone. Le intense raffiche di vento associate ai microburst (fino a 140 km/h) potrebbero aver generato localizzate aree di vorticità verticale. Queste potrebbero essere state unite in un unico punto ed allungate verticalmente dall’intenso mesociclone sovrastante, producendo la tromba d’aria, come suggerito dal recente modello concettuale di Fischer et al (2024). Infatti, dai sopralluoghi condotti nei giorni successivi, sembrerebbe che il tornado si sia effettivamente sviluppato a poche centinaia di metri ad est di Voltana: questa transizione da raffiche lineari di vento a venti tornadici è suggerita sia da un passaggio di pattern di danno da divergente a convergente, sia dal rapido aggravarsi dei danni associati, passati da danni valutati ai gradi IF0.5-IF1 della Scala Fujita Internazionale (120-150 km/h), a danni valutati di grado IF2-IF2.5 (venti fino a 220-250 km/h) in poche centinaia di metri di spazio.
Uno schema riassuntivo dell’evoluzione della supercella e della conseguente tornadogenesi è riportato in Figura 4. Il temporale si è sviluppato in Lombardia (fase 1), poi si è intensificato varcando il fiume Po e generando grandine fino a 10 cm di dimensione nel ferrarese (fase 2).

Quindi le intense raffiche di vento generate dal temporale hanno iniziato a causare danni (fase 3). Infine, due microbursts su Voltana hanno innescato lo sviluppo del tornado (fase 4), mentre aria molto umida proveniente dal mare intensificava il mesociclone soprastante. Allo stesso momento dell’aria secca proveniente da sud-ovest potrebbe essere stata assorbita dal temporale. Il tornado quindi si è spostato verso est, mentre una fascia di danni legati a raffiche di vento lineari si è propagata più a sud fino ad Alfonsine.
Simulazioni modellistiche e predicibilità dell’evento
Usando la versione 4.5 del modello WRF su una griglia di 3.5 km e le condizioni di partenza derivanti dal modello ICON-EU, si è notato che fino a tre giorni prima venivano simulate precipitazioni ed evidenti tracciati di Updraft Helicity (un ottimo proxy per il rilevamento di temporali con caratteristiche supercellulari). Queste si presentavano lungo una striscia estesa dalla pianura padana centrale fino al Mar Adriatico, su una direttrice sudorientale che include anche le zone interessate dall’evento osservato. In Figura 5 è riportata per esempio l’updraft helicity accumulata tra le 12:00 e le 17:00 UTC del 22 luglio 2023 nella simulazione inizializzata alle 00:00 UTC del 20 luglio (60 ore prima dell’evento): è visibile una lunga traccia dall’Emilia-Romagna al Mar Adriatico che evidenzia la supercella simulata dal modello. La rappresentazione consistente in 12 simulazioni consecutive di questo pattern suggerisce che la predicibilità dell’evento era buona, e che una previsione di supercelle era effettivamente possibile. Questo ha permesso al gruppo PRETEMP di emettere il massimo livello di pericolosità per temporali sulla Romagna per quel giorno, menzionando anche la possibilità di tornado.
Sempre utilizzando il modello WRF, è stato possibile simulare le condizioni alla mesoscala di quel giorno, evidenziando la presenza di una dryline (linea di demarcazione tra una massa d’aria più secca ed una più umida) sulla pianura emiliana, che dava luogo a un punto triplo, all’intersezione tra la massa d’aria secca, una massa d’aria più fresca a nord e quella umida dal Mar Adriatico. Come suggerito da De Martin et al. (2024), la presenza di un punto triplo può aver avuto un ruolo importante nella transizione della supercella da produttrice di grandine a produttrice di un intenso tornado, in quanto i valori di umidità, instabilità e vorticità nei pressi del punto triplo (tutti importanti ingredienti per la tornadogenesi) sono massimizzati. In Figura 6 è mostrata una rappresentazione 3d generata col software Visualization and Analysis Platform for Ocean, Atmosphere, and Solar Researchers (VAPOR) della supercella simulata dal modello WRF. L’area mostrata è l’alto Adriatico con prospettiva da sud- ovest. L’area rossa evidenzia il settore con aria molto umida sopra il Mar Adriatico che alimenta la supercella (collocata al centro). L’area blu evidenzia le cold pools sulla Pianura Padana, generate dalla supercella e da altri temporali, che si avvolgono alla base della supercella. A sud-ovest della supercella è invece presente l’aria calda e secca (quindi né blu né rossa) accompagnata da una moderata ventilazione sud-occidentale, che genera la dryline (evidenziata da cumuli grigi di dimensione ridotta lungo le linee di convergenza del vento). Si ritiene che la formazione del tornado sia stata supportata da aria sempre più umida proveniente dal mare, downdrafts meno freddi ma più intensi, un mesociclone sempre più profondo e della vorticità verticale sviluppatasi lungo le linee di convergenza nei pressi del punto triplo.
Implicazioni per l’Italia
Il tornado è stato valutato come IF3 (venti fino a 290 km/h) nelle sue fasi di massima intensità, risultando il tornado più forte in Italia dall’evento dell’8 luglio 2015 a Mira-Dolo. Il tornado del 2023 è rimasto al suolo per circa 16.8 km, una distanza considerevole ma che non raggiunge altri gravi eventi del passato, come il tornado F4 di Padova e Venezia dell’11 settembre 1970 (quasi 70 km di tragitto). Il diametro di 1500 m, invece, rende il tornado del 2023 uno dei più larghi mai registrati in Italia, (esistono solo delle segnalazioni non confermabili di tornado larghi fino a 2 km il 4 luglio 1965 in Emilia).
Si ritiene che Il bilancio in termini di feriti del tornado del 2023 sia rimasto basso principalmente perché è stata interessata un’area poco abitata (i danni catalogati come IF3 sono stati registrati ad edifici inabitati, ed Alfonsine non è stata colpita dal tornado). Per comprendere meglio il rischio legato ai tornado nel Nord-Est, sono stati confrontati alcuni dati socioeconomici dei tornado menzionati del 2023, 2015 e 1970. Sono stati confrontati i dati di densità di popolazione del 1970 e 2020 nelle aree interessate da questi tornado per capire se l’esposizione al rischio tornado è aumentata (Tabella 1). Il tornado del 1970, se si verificasse oggi, attraverserebbe un territorio con quasi 100 abitanti per km2 in più rispetto ad allora (785 abitanti/km2 nel 1975, 877 abitanti/km2 nel 2020). Similmente, la zona interessata dal tornado dell’8 luglio 2015 ha visto un aumento di 60 abitanti per km2 (616 abitanti/km2 nel 1975, 676 abitanti/km2 nel 2020). Questi due tornado furono più intensi di quello in Romagna del 2023, ed interessarono zone più densamente abitate. Come conseguenza i bilanci umani furono molto più tragici nel 1970 (36 morti e almeno 245 feriti) e nel 2015 (1 morto e 72 feriti) rispetto al 2023 (14 feriti). Al contempo, il tornado del 2023 risulta essere il più ampio dei tre sia in diametro medio (890 metri contro i 450 dell’evento del 1970 ed i 700 di quello del 2015) che in diametro massimo (1500 metri contro un diametro ignoto per la tromba d’aria del 1970 e 1000 metri per quella del 2015).


Si ritiene pertanto che l’ammontare di popolazione potenzialmente esposta a tornado di forte intensità stia aumentando nel Nord-Est, mentre la vulnerabilità sia rimasta invariata. Si teme quindi che un futuro intenso tornado nelle aree densamente abitate del Nord-Est possa avere conseguenze anche catastrofiche. Nonostante l’incremento dell’esposizione al rischio, la preparazione della popolazione non sembra aver fatto grandi progressi. I cittadini sono perlopiù ignari del verificarsi di questi eventi nel nostro Paese, così come delle corrette procedure di autoprotezione. Infatti, diversi dei feriti nell’evento del 2023 si sono avuti in veicoli, uno dei posti più pericolosi durante un tornado. In generale, negli ultimi 10 anni l’auto è di gran lunga il più frequente luogo in cui le persone sono morte a causa di un tornado in Italia. Si evidenzia infine, che non esiste ad oggi un allertamento specifico per i tornado in Italia. Un violento tornado come quello del 1970 sarebbe oggi ugualmente imprevisto, causando verosimilmente le stesse conseguenze. La scienza dei tornado ha fatto tuttavia impressionanti progressi dal 1970 ad oggi, permettendo l’emissione di efficaci allerte tornado negli Stati Uniti.
| Evento | Grado | Morti | Feriti | Diametro Medio (m) | Diametro Massimo (m) | Lunghezza Percorso (km) | Densità di popolazione nel 1975 (per 1 km2) | Densità di popolazione nel 2020 (per 1 km2) |
| 11 Set 1970 | F4 | 36 | 245+ | 450 | 69.8 | 785 | 876.5 | |
| 08 Lug 2015 | IF4 | 1 | 72 | 700 | 1000 | 12.3 | 615.6 | 676 |
| 22 Lug 2023 | IF3 | 0 | 14 | 890 | 1500 | 16.8 | 114.6 | 137.2 |
Tabella 1. Alcuni dati di rilevanti tornado nel Nord-Est.
L’evento analizzato in questo studio ha mostrato che anche in Italia è possibile una qualche previsione di tornado. Si auspica pertanto che il sistema di allertamento ufficiale inizi a considerare la pericolosità dei tornado. In parallelo è senza dubbio necessaria anche una campagna di sensibilizzazione della popolazione su come interpretare un’allerta tornado e sulle corrette misure di autoprotezione in caso di genesi di questi fenomeni.
Bibliografia
- De Martin, F., S. Davolio, M. M. Miglietta, and V. Levizzani, 2024: A conceptual model for the development of tornadoes in the complex orography of the po valley. Monthly Weather Review, 152 (6), 1357– 1377. https://doi.org/10.1175/MWR-D-23-0222.1
- De Martin, F., A. Manzato, N. Carlon, M. Setvak, and M. M. Miglietta, 2025a: Dynamic and statistical analysis of giant hail environments in northeast italy. Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, 151(769), e4945, https://doi.org/https://doi.org/10.1002/qj.4945.
- De Martin, F., F. Pavan, N. Carlon, G. Cioni, C. Rozoff, V. Poli, S. Carpentari, and M. M. Miglietta, 2025b: A significant tornado event near a dryline bulge in Northern Italy. Wea. Forecasting https://doi.org/10.1175/WAF-D-25-0071.1
- Recent progress in our state of understanding. Bulletin of the American Meteorological Society, 105 (7), E1084 – E1097, https://doi.org/10.1175/BAMS-D-23-0031.1, URL https://journals.ametsoc.org/view/journals/bams/105/7/BAMS-D-23- 0031.1.xml.
- Groenemeijer, P., and Coauthors, 2023: The international fujita (if) scale. report. URL https://www.essl.org/cms/wp-content/uploads/IF- scale\v1.0c.pdf.
Autori:
Federico Pavan (PRETEMP)
Francesco De Martin (Università di Bologna)

