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Webinar. Previsioni e inferenza: dai dati e i modelli all’intelligenza artificiale

Venerdì 14 Marzo alle 14:30 l’Agenzia ItaliaMeteo organizza il webinar dal titolo “Previsioni e inferenza: dai dati e i modelli all’intelligenza artificiale” tenuto dal Professor Angelo Vulpiani (Università La Sapienza).  Nell’incontro della durata di un’ora circa si affronterà il problema della previsione, con un focus particolare sul ruolo dei modelli, l’uso dei dati e l’impatto dell’intelligenza artificiale. Verrà criticamente analizzato l’adagio secondo il quale “l’abbondanza di dati rende il metodo scientifico obsoleto”, si sottolineerà come la difficoltà nelle previsioni derivi da fenomeni caotici, dalla presenza di molte variabili con scale temporali diverse e dalla limitata comprensione dei fenomeni sottostanti. Sebbene l’intelligenza artificiale e i Big Data abbiano raggiunto risultati impensabili fino a pochi anni fa e ampliato la capacità di analisi e predizione, si discuterà su come permangano limiti fondamentali all’inferenza dai soli dati e alla previsione basata su, ad esempio, 70 anni di reanalisi. Con questo seminario l’Agenzia ItaliaMeteo vuole offrire spunti di riflessione e dare continuità agli eventi sul tema dell’intelligenza artificiale e il suo impatto in campo meteorologico (si ricorda l’evento co-organizzato da AIM del 19 settembre 2024: “Big data…Better Forecast? L’intelligenza artificiale sostituirà i meteorologi”). Bibliografia di riferimento: Angelo Vulpiani – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” : Professore di Fisica teorica alla Sapienza di Roma, nel 2023 Angelo Vulpiani è stato insignito della Medaglia Lewis Fry Richardson conferita dall’EGU per i suoi contributi ai fenomeni della risonanza stocastica, come meccanismo di variabilità climatica, allo sviluppo dei multifrattali per descrivere la turbolenza e i sistemi caotici, e alle implicazioni per la predicibilità.

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Clima, possiamo davvero fidarci delle previsioni?

Spoiler: la risposta è sì, ma la domanda è più che lecita e la spiegazione non è scontata. Se già le previsioni del tempo per la settimana prossima sono difficilissime da fare, come possiamo pensare di prevedere che clima ci sarà tra 100 anni? Per fare le previsioni del tempo occorre sapere con grandissima precisione la situazione attuale dell’atmosfera e anche un piccolo errore in queste “condizioni iniziali” ci può portare a una previsione del tutto sbagliata. È il cosiddetto Effetto Farfalla.Ma allora, a maggior ragione, una previsione da qui a 30, 50 anche 100 anni deve per forza essere sbagliata, no? Per nostra fortuna il clima è molto meno sensibile ai cambiamenti che avvengono di giorno in giorno sul nostro caro pianeta. Quando gli scienziati parlano di clima si riferiscono a delle condizioni medie su molto tempo e grandi distanze spaziali: la temperatura media annuale o la somma totale di precipitazioni sull’intero continente europeo, per esempio. Queste quantità sono molto piu stabili e quindi è possibile prevederle anche a grande distanza. Animazione che mostra il diverso comportamento del clima (padrone) rispetto al tempo (cane). From Norwegian infotainment program Siffer. Produced by TeddyTV for NRK. Animation by Ole Christoffer Haga Questi valori medi talmente prevedibili che ognuno di noi riesce istintivamente a fare delle semplici “previsioni climatiche”. Se vi chiedessi: “Che tempo pensi ci sarà il 27 maggio 2052?” giustamente mi direste che non ne avete idea e di non sprecare il vostro tempo con domande stupide. Invece, alla domanda: “Nel 2099 ci sarà più caldo a Gennaio o a Luglio?” qualsiasi bambino che sappia come funziona il calendario saprebbe rispondere. Dare una risposta alla seconda domanda è così facile perché ciò che determina la temperatura (sempre in media) di ogni mese è l’energia che arriva dal sole. Quando il sole è basso in Inverno l’energia è poca e quindi c’è più freddo, quando il sole è alto d’Estate le temperature si alzano. La Terra però è una sfera, che comunque la si giri rimane sempre delle stesse dimensioni, per cui la radiazione solare totale che ci arriva è sempre costante1. La radiazione scalda la superficie, che a sua volta agisce da fornello scaldando l’atmosfera grazie ai gas serra. Anche se durante l’inverno in un emisfero c’è più freddo e nell’atro più caldo i due effetti, se facciamo la media, si compensano. La temperatura media annuale dovrebbe essere abbastanza costante. Gli unici modi con cui poter cambiare la temperatura del pianeta sono quindi: cambiare la quantità di radiazione che ci arriva dal sole oppure cambiare la quantità di gas serra. La seconda di queste due situazioni è quella che ci troviamo a sperimentare oggigiorno. L’effetto che hanno i gas serra sulla temperatura media globale è cosi facile da prevedere che le conseguenze di un aumento di CO2 venivano già analizzate più di 100 anni fa. Lo scienziato svedese Svante Arrhenius 2scriveva nel lontano 1908 di come un raddoppio della CO2 contenuta in atmosfera avrebbe portato a un aumento della temperatura media globale di  4°C, una stima sorprendentemente accurata ancora oggi. Fonte: http://www.ucar.edu/learn riadattato in italiano da ISAC-CNR Con il passare del tempo i Climatologi hanno affinato moltissimo le loro capacità e oggi sono capaci di fornire delle previsioni per luoghi molto più precisi (per esempio solo per l’Italia). Ma l’ingrediente fondamentale in queste stime è sempre la quantità di gas serra che verranno emessi in atmosfera in questo e nei prossimi anni. Ci sono diverse previsioni che ipotizzano un calo oppure un aumento delle emissioni e in base a questo danno delle risposte sulla temperatura futura (e non solo). Le previsioni Climatiche quindi ci mostrano con sicurezza tutta una serie di futuri possibili, quello che davvero si realizzerà dipende dalle nostre azioni passate e da come decideremo di agire in futuro. Possibili scenari di evoluzione dell’aumento della temperatura media globale, se confrontata con la media tra il 1850-1900. IPCC Assesment Report 6.IPCC, 2023: Climate Change 2023: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change [Core Writing Team, H. Lee and J. Romero (eds.)]. IPCC, Geneva, Switzerland, pp. 35-115, doi: 10.59327/IPCC/AR6-9789291691647.

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