meteorologia

Studenti premiati alla Prima AISAM students’ conference

Studenti premiati alla Prima AISAM students’ conference Il 22 e 23 novembre 2025 si è svoltadurante l’11° Festival della meteorologia la prima conferenza italiana degli studenti in scienze dell’atmosfera e meteorologia a Rovereto (TN), denominata “AISAM Students’ conference”. 43 studenti hanno inviato i loro contributi alla conferenza, che sono stati distribuiti in 23 presentazioni orali da 8 minuti (più due minuti di domande) e 16 presentazioni posters. Gli argomenti delle presentazioni erano molto diversificati, spaziando dallo studio degli aerosol e qualità dell’aria, agli eventi meteo estremi e alla dinamica del clima, con numerosi contributi anche di analisi climatiche dei dati di osservatori meteo storici. Gli studenti hanno partecipato con entusiasmo, presentando lavori di elevato livello scientifico, e costruendo un clima cordiale e di amicizia tra di loro. C’è stata anche una partecipazione sopra le aspettative di pubblico non iscritto alla conferenza, tanto che l’aula Magna del Palazzo Piomarta dove si è svolta la conferenza è stata spesso riempita. A fine conferenza sono stati premiati i migliori contributi secondo la giuria scientifica, presieduta dal prof. Marcello Petitta dell’Università Roma 3, e secondo il voto del pubblico. Il premio di miglior presentazione orale per la giuria scientifica è stato assegnato ad Arianna Magagna dell’Università di Bologna, che ha presentato “Simulating NAO-Driven AMOC Collapse Using a Rare Event Algorithm in the PlaSim-LSG Climate Model”. Giulio La Rovere di INAF-IAPS Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali ha vinto il premio di miglior presentazione poster per la giuria scientifica, con un contributo intitolato “Identification of the principal characteristics of an Ionospheric Langmuir Probe for future satellite space missions”. Federico Pavan dell’Università di Bologna ha vinto il premio di miglior presentazione orale per il pubblico con un contributo dal titolo “Un aggiornamento della climatologia dei tornado in Italia“. Infine, Lorenzo Sacco dell’Università dell’Aquila – La Sapienza ha vinto il premio di miglior presentazione poster per il pubblico, con un contributo intitolato “Numerical analysis of the flash-flood DANA in the 29th of October 2024 in the Valencia region”. L’Agenzia ItaliaMeteo è stato un partner fondamentale per questa prima edizione della conferenza, perché ha offerto agli studenti l’alloggio all’ostello di Rovereto e un’apericena la sera del sabato, in cui gli studenti hanno potuto continuare a fare networking e conoscersi tra di loro. La presenza del Direttore Carlo Cacciamani durante la conferenza ha dato inoltre prestigio all’iniziativa e per questo gli siamo particolarmente grati. Un ringraziamento finale è dovuto a tutto il comitato organizzativo, composto da Erika Brattich, Francesco De Martin, Giacomo Giuliani, Marcello Grenzi, Annalina Lombardi, Marcello Petitta, Francesco Sioni, Chiara Ventrucci e Dino Zardi. Grazie a tutta la macchina organizzativa del festival, guidata da Dino Zardi, che è stata di grande aiuto per tutti gli aspetti legati alla logistica dell’evento. La conferenza è stata registrata ed è disponibile su Youtube. Sabato 22 novembre: Domenica 23 novembre:      

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La supercella tornadica del 22 luglio 2023 in Emilia-Romagna

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Sabato 22 luglio 2023, un’intensa supercella (ossia un temporale in cui la corrente ascendente è dotata di rotazione) a lunga percorrenza ha provocato grandine fino a 10 cm di diametro, estesi danni da vento lineare ed un intenso tornado largo 1.5 km e valutato di grado IF3 sulla Scala Fujita Internazionale (ESSL, 2023) in Emilia- Romagna. Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Weather and Forecasting (De Martin et al., 2025b) analizza con grande dettaglio la dinamica dell’evento e le implicazioni di un fenomeno temporalesco di questa portata sul territorio italiano. Evoluzione della supercella Tra l’11 e il 25 luglio 2023 numerose intense supercelle hanno colpito il Nord Italia, grazie ad una situazione sinottica caratterizzata da un promontorio anticiclonico sul Mediterraneo e una saccatura sull’Europa Centro- Occidentale (De Martin et al., 2025a). Questa situazione ha favorito per molti giorni una sovrapposizione di elevata instabilità, intenso wind shear e flusso di vapore acqueo, ideale per la genesi di forti temporali. La situazione sinottica del 22 luglio 2023 era simile, ma spostata un po’ più a sud rispetto agli altri giorni del periodo (Figura 1). Il promontorio di alta pressione era collocato sul Mar Mediterraneo meridionale ed un’intensa corrente a getto transitava sul suo lato nord, con un massimo sull’Italia centrale, mentre una piccola ondulazione scorreva nell’area alpina. Il temporale che ha generato il tornado si è sviluppato attorno alle ore 10 del mattino in Lombardia, probabilmente a causa del transito dell’ondulazione in quota. Il temporale è diventato facilmente supercella grazie alle favorevoli condizioni atmosferiche, producendo qualche grandinata di medie dimensioni (2-5 cm). Non appena la supercella ha attraversato il fiume Po ed è entrata in Emilia Romagna, una massa d’aria più umida e con maggiore temperatura potenziale equivalente proveniente dal Mar Adriatico ha iniziato ad alimentarla (freccia rossa in Figura 2). La supercella si è quindi intensificata, producendo grandine fino a 10 cm di diametro sul ferrarese. Oltre alla supercella discussa in questo articolo (cerchio nero in Figura 2, è evidente l’eco ad uncino delle precipitazioni), un’altra supercella interessava la pedemontana emiliana più a sud, e altri temporali interessavano le coste dell’alto Adriatico. L’evoluzione della supercella è stata analizzata mediante l’utilizzo di dieci stazioni meteorologiche presenti sul percorso del temporale. In particolare, i dati di perturbazione di pressione (Δp) e di temperatura potenziale virtuale (𝛩𝑣′) descrivono al meglio l’evoluzione rispettivamente del mesociclone e delle cold pools associata ai downdrafts (i dati sono riportati in Figura 5 in De Martin et al., 2025b). Le stazioni meteorologiche coprono uno spazio di circa 110 km tra il mantovano e il ravennate ed un periodo temporale di 4 ore (dalle 11:00 UTC alle 15:00 UTC). Si osserva un progressivo aumento del calo di pressione al transito della supercella nelle stazioni interessate (fino a -7.3 hPa alle 13:15 UTC, poco prima della tornadogenesi), che evidenzia la progressiva intensificazione del mesociclone. In Figura 3 è mostrata una foto dello stesso 21 minuti prima dello sviluppo del tornado: il largo updraft e la presenza di due distinti mesocicloni nello stesso momento (supportata anche da dati radar) evidenzia l’intensità inconsueta di questa supercella. Inoltre, l’analisi della 𝛩𝑣′ mostra che mentre il mesociclone si approfondiva, la temperatura potenziale virtuale calava meno, suggerendo un downdraft meno freddo e che quindi interferisce sempre meno con il processo di tornadogenesi. Si evidenzia che i valori osservati di 𝛩𝑣′ sono molto più bassi rispetto a quelli tipici delle supercelle tornadiche americane. Un ulteriore interessante osservazione riguarda il breve arrivo di aria secca durante il transito del mesociclone in una stazione meteo a pochi chilometri dal luogo dove è avvenuta la tornadogenesi (Figura 10 in De Martin et al., 2025b). È verosimile che dell’aria secca sia stata assorbita dalla supercella, potenzialmente aumentando la temperatura potenziale del downdraft e favorendo il processo di tornadogenesi. I marcati cali di temperatura potenziale precedenti la tornadogenesi indicavano la presenza di intense e fredde correnti discendenti, responsabili di numerosi danni, specie nell’abitato di Voltana. Su Voltana e nelle zone appena ad ovest e sud-ovest del villaggio, la supercella ha prodotto due microbursts (downburst di dimensioni inferiori ai 4 km) che sono conversi verso un punto centrale, probabilmente alla base del mesociclone. Le intense raffiche di vento associate ai microburst (fino a 140 km/h) potrebbero aver generato localizzate aree di vorticità verticale. Queste potrebbero essere state unite in un unico punto ed allungate verticalmente dall’intenso mesociclone sovrastante, producendo la tromba d’aria, come suggerito dal recente modello concettuale di Fischer et al (2024). Infatti, dai sopralluoghi condotti nei giorni successivi, sembrerebbe che il tornado si sia effettivamente sviluppato a poche centinaia di metri ad est di Voltana: questa transizione da raffiche lineari di vento a venti tornadici è suggerita sia da un passaggio di pattern di danno da divergente a convergente, sia dal rapido aggravarsi dei danni associati, passati da danni valutati ai gradi IF0.5-IF1 della Scala Fujita Internazionale (120-150 km/h), a danni valutati di grado IF2-IF2.5 (venti fino a 220-250 km/h) in poche centinaia di metri di spazio. Uno schema riassuntivo dell’evoluzione della supercella e della conseguente tornadogenesi è riportato in Figura 4. Il temporale si è sviluppato in Lombardia (fase 1), poi si è intensificato varcando il fiume Po e generando grandine fino a 10 cm di dimensione nel ferrarese (fase 2). Quindi le intense raffiche di vento generate dal temporale hanno iniziato a causare danni (fase 3). Infine, due microbursts su Voltana hanno innescato lo sviluppo del tornado (fase 4), mentre aria molto umida proveniente dal mare intensificava il mesociclone soprastante. Allo stesso momento dell’aria secca proveniente da sud-ovest potrebbe essere stata assorbita dal temporale. Il tornado quindi si è spostato verso est, mentre una fascia di danni legati a raffiche di vento lineari si è propagata più a sud fino ad Alfonsine. Simulazioni modellistiche e predicibilità dell’evento Usando la versione 4.5 del modello WRF su una griglia di 3.5 km e le condizioni di partenza derivanti dal modello ICON-EU, si è notato che fino a tre giorni prima venivano simulate

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Ondate di calore: review sui rischi e applicazione di un nuovo framework per pericoli idrometeorologici

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Le ondate di calore sono periodi anomali caldi che durano da giorni a mesi e le loro caratteristiche principali sono condizionate con media o alta confidenza dal cambiamento climatico antropogenico in atto. L’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC, Masson-Dalmotte et al., 2021) stima che gli attuali eventi sono 1.2 K più intensi e 2.8 volte più frequenti rispetto ai livelli pre-industriali (periodo 1850-1900). Le proiezioni mostrano scenari in peggioramento. Un livello di riscaldamento di 4 K potrebbe corrispondere a intensità e frequenze aumentate di 5.1 K e 9.4 volte, con forti conseguenze sulla nostra vita. L’IPCC (Pörtner et al., 2022) riporta che le ondate di calore sono il contributo maggiore all’eccesso di mortalità in Europa tra tutti i pericoli idrometeorologici, cioè tra tutti i pericoli risultanti da fenomeni e processi atmosferici, idrologici o oceanografici (UNDRR, 2017). Ciò ha incoraggiato la ricerca scientifica al fine di quantificare i rischi per la salute e migliorare il confort termico. Tuttavia, questo sforzo è spesso confinato solo alle connessioni dirette trascurando che la relazione tra calore e salute è mediata anche dalla salute degli ecosistemi, la produzione agricola, la sicurezza delle infrastrutture, le relazioni sociali, e il patrimonio culturale e naturale. Per esempio, le ondate di calore possono esacerbare periodi siccitosi aumentando i flussi di calore all’interfaccia tra suolo e atmosfera (Perkins, 2015) comportando morie di alberi (Gazol and Camarero, 2022) e perdite di raccolto (Potopova et al., 2017). La minore sicurezza alimentare può contribuire a instabilità geopolitiche (d’Amour et al., 2016). Inoltre, il deficit idrico può condurre a morie di fauna acquatica (Carlson et al., 2020) e ad una minore efficienza di raffreddamento delle centrali termiche e nucleari (Linnerud et al., 2011). Una riduzione in produzione di energia potrebbe coincidere con una maggiore richiesta di elettricità per l’uso di aria condizionata (Morakinyo et al., 2019). Blackout avvengono se la domanda supera la fornitura, esponendo persone a maggiori rischi sanitari (Nunes et al., 2011). La review proposta da Brogno et al. (2025) ha analizzato 1459 pubblicazioni sulle ondate di calore da una prospettiva interdisciplinare classificandole secondo sei campi di ricerca: salute, società, ecosistema, agricoltura, infrastruttura, e patrimonio. Le pubblicazioni derivano da una ricerca sistematica su Web of Science delle parole “ondata di calore” e “rischio” in titoli, abstract, e parole chiave in articoli, review, e libri scritti in inglese entro il 2023. Come mostrato in Figura 1, la review conferma una visione antropocentrica basata sulla salute umana (61.1% delle pubblicazioni), ben oltre gli ecosistemi che sono il secondo campo più analizzato (16.3%). Se questi due campi mostrano un trend esponenziale nel numero di ricerche condotte negli ultimi due decenni, ciò non si verifica negli altri campi. Inoltre, disparità sono osservabili anche all’interno di ogni campo di ricerca, con una sottocategoria che copre circa almeno il 50% delle pubblicazioni. La review ha analizzato gli articoli anche da una prospettiva del rischio, cioè il potenziale accadimento di conseguenze avverse dovute alle interazioni dinamiche tra pericolo, esposizione e vulnerabilità (Pörtner et al., 2022). Il rischio può essere stimato dal prodotto di queste tre componenti (triangolo del rischio di Crichton, 1999). Il pericolo è l’occorrenza di un evento che può causare perdite di vita, salute, proprietà, infrastrutture, mezzi di sussistenza, servizi, ecosistemi e risorse. L’esposizione quantifica tutti gli elementi esposti al pericolo come persone, bestiame, raccolti, specie, ecosistemi, infrastrutture, servizi, risorse, e beni culturali, sociali e economici. La vulnerabilità è la propensione o la predisposizione di questi elementi a subire danni ed include anche la capacità di affrontare il pericolo attraverso strategie di adattamento. Seppur il rischio può concretizzarsi solo se tutte e tre le componenti non sono nulle, solo il 3.1% delle pubblicazioni analizzate integra tutte le componenti in una valutazione di rischio. I trend delle singole componenti mostrano andamenti esponenziali, mentre le valutazioni di rischio mostrano un plateau nell’ultima decade e sono quasi esclusivamente focalizzate sulla salute umana. La review si è concentrata anche sull’analisi degli attuali trend e proiezioni di frequenza e intensità delle ondate di calore, sui fattori naturali e antropogenici che le influenzano, gli indici proposti per la loro identificazione e classificazione, e le conseguenze di questi eventi sui vari campi di ricerca. Questa analisi ha evidenziato che la maggior parte degli studi sulle conseguenze quantifica rischi medi su molti eventi non fornendo informazioni sulla variazione del rischio in funzione sia di intensità che di durata, cioè i due fattori chiave nella definizione di ondata di calore. Inoltre, ogni studio adotta indici diversi rendendo difficile la comparazione dei risultati anche all’interno dello stesso campo di ricerca. La review raccomanda che la comunità scientifica selezioni e adotti comuni metodologie per ogni campo di ricerca al fine di produrre evidenze scientifiche più coerenti e favorire il processo decisionale verso l’adattamento a questi eventi estremi. Comprendere come il rischio evolve in funzione delle caratteristiche delle ondate di calore può avere ripercussioni a livello decisionale data la tendenza verso eventi sempre più intensi e duraturi mostrata dalle proiezioni climatiche. La necessità di una più coerente ricerca scientifica, che tenga conto di una visione interdisciplinare ed integri tutte le componenti di rischio, ha condotto all’introduzione in Brogno et al. (2024) di un framework per la valutazione di rischi idrometeorologici e dell’effetto di strategie di adattamento sia in eventi passati che scenari futuri. Il framework adotta il triangolo del rischio di Crichton. Esso richiede la quantificazione del pericolo durante un evento tramite indici che tengono conto delle sue caratteristiche principali normalizzati in accordo con la climatologia. L’esposizione è calcolata tramite dati da censimenti e uso del suolo. La vulnerabilità è stimata come il prodotto tra un fattore di vulnerabilità che lega ogni elemento esposto al pericolo con la loro predisposizione all’essere danneggiato o danneggiare l’ambiente e un costo qualora il danno si concretizzasse. Dato che la predisposizione è stimata dagli impatti osservati negli eventi precedenti, il framework fornisce una stima del rischio medio su molti eventi piuttosto che una predizione di ciò che avverrà nel singolo evento analizzato. Ciò è

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L’affondamento Bayesian di Porticello: una tempesta di vento convettiva prevedibile?

Tratto dalla Newsletter AISAM n°023 di settembre 2025. Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Weather (De Martin F., M.M. Miglietta, T. Gastaldo, M. Martinazzo, F. Pavan, M. Siena, S. Di Sabatino, The Bayesian sinking in Porticello: a predictable convective windstorm? Weather, 2025, http://doi.org/10.1002/wea.7715) ha analizzato in dettaglio la tempesta che è stata responsabile della tragedia della nave Bayesian a Porticello (località mostrata in Figura 1) e ha causato la morte di sette persone la notte del 19 agosto 2024, alle 04:06 ora locale. Si è trattato dell’evento temporalesco (escludendo le alluvioni) che ha causato più vittime dal 1970, quando un vaporetto si inabissò a Venezia per effetto del passaggio di un tornado sulla laguna veneta. Figura 1. a) Mappa della Sicilia, in cui è evidenziata la località del radiosondaggio (Trapani); (b) ingrandimento dell’area indicata con il riquadro rosso in (a), che include la posizione di tre stazioni meteorologiche (Aspra, Bagheria e Solanto), l’area dell’affondamento dello yacht del Bayesian e la posizione dei video #1 e #2. Le mappe di sfondo sono ricavate da © Google Maps. Il movimento della tempesta è indicato con una freccia rossa. Purtroppo, l’assenza di dati radar, di video che riprendano esattamente l’area dove è avvenuto l’affondamento e di testimoni diretti, visto che l’evento si è verificato di notte, rendono difficile chiarire se la tragedia sia stata causata da una tromba marina o piuttosto da raffiche di vento lineari (un downburst o un gust front). Due video registrati nelle località #1 e #2 mostrate in Figura 1b, in prossimità del luogo dove si trovava il Bayesian, mostrano intense raffiche di vento, probabilmente causate da un downburst, ma nessun vortice o altra caratteristica che faccia pensare a un tornado. Le mappe meteorologiche mostrano che durante il giorno della tragedia la situazione sinottica era dominata dalla presenza di un minimo barico in quota che si era spostato dalla Francia meridionale verso l’Italia centrale. Il fronte freddo ha innescato convezione profonda nel Mar Tirreno, favorita dalla temperatura elevata del mare nel mese di agosto. Il sondaggio termodinamico di Trapani (non molto lontano dal luogo dove si è verificato l’affondamento, vedi Figura 1a) delle ore 00:00 UTC del 19 agosto 2024 mostra la presenza di aria molto calda e umida nei bassi strati dell’atmosfera, associata a elevata instabilità, evidenziando pertanto condizioni favorevoli allo sviluppo di sistemi convettivi intensi. Le immagini da satellite mostrano come la tempesta si sia sviluppata come sistema convettivo alla mesoscala (MCS) nella parte meridionale del Mar Tirreno. La convezione profonda è stata confermata dalle immagini satellitari che hanno mostrato la presenza di celle convettive a forte sviluppo verticale, con temperature alla sommità della nube di circa 210K (Figura 2). Un’analisi della traiettoria della temperatura minima alla sommità della nube convettiva, un noto indicatore dell’intensità delle correnti ascendenti, ha evidenziato come la cella temporalesca che ha interessato l’area di Porticello avesse una direzione di spostamento concorde con quella attesa per un temporale ordinario, ovvero seguendo il vento a circa 700 hPa. Qualora il temporale in questione fosse stata una supercella, la cella avrebbe deviato verso destra. Questa osservazione suggerisce come nessuna supercella fosse presente quella notte nei pressi di Porticello. Ciò comunque non esclude che si possa essere formato un tornado non-supercellulare, per quanto quest’ultimo avrebbe dovuto essere di minore intensità. Figura 2. Temperatura di Brillanza estratta dalla banda infrarossa a 12,0 μm del SEVIRI alle ore 01:57 UTC del 19 agosto 2024 (dopo correzione per parallasse). La posizione dello yacht del Bayesian è indicata con un punto rosso. L’orario indicato rappresenta l’ora finale del periodo di acquisizione di 12 minuti del SEVIRI. Le stazioni meteorologiche amatoriali di Aspra, Bagheria e Solanto (Figura 1b) presenti in prossimità del luogo della tragedia hanno registrato un aumento della pressione e un calo della temperatura potenziale in corrispondenza dell’evento, dati che supportano l’ipotesi di un downburst. Figura 3. Velocità del vento a 10 m alle ore 04:00 UTC (frecce) e raffiche di vento massime (ombreggiatura colorata) a 10 m tra le 03:00 e le 04:00 UTC del 19 agosto 2024, simulate dal modello ICON- 2I inizializzato alle 00:00 UTC del 18 agosto 2024. La posizione del Bayesian è evidenziata con un pallino rosso. Un punto molto dibattuto riguarda la possibilità di prevedere un evento di questo tipo in tempo utile per l’allertamento della popolazione. Un avviso per temporali forti era stato emesso dalla Protezione Civile Italiana il giorno precedente l’evento. Infatti, l’analisi delle simulazioni del modello ICON inizializzate 28 ore prima dell’evento mostravano indicazioni di raffiche di vento intense nel Mar Tirreno (Figura 3). Sia le simulazioni deterministiche che probabilistiche hanno indicato la possibilità di raffiche superiori a 24.5 m/s nel basso Tirreno, per quanto non esattamente nella regione interessata dal naufragio e all’istante di tempo in cui l’evento è stato osservato. Tali previsioni risultavano più accurate nella simulazione inizializzata alle 00:00 UTC del 19 agosto, che era però troppo a ridosso dell’evento per poter essere di qualche utilità operativa. Le conclusioni a cui è giunto lo studio sono quindi che l’affondamento della nave Bayesian è stato probabilmente causato da forti raffiche di vento lineari originate da un sistema convettivo multicellulare. Pur non essendoci evidenze della presenza di una tromba marina, il suo verificarsi non può essere escluso del tutto. Il crescente verificarsi di eventi convettivi intensi e localizzati in Italia evidenzia la necessità di un sistema di allerta dedicato alla previsione delle tempeste di natura convettiva nel nostro Paese. Questa necessità è resa ancora più urgente dalla vulnerabilità ed esposizione delle numerose persone che si dedicano ad attività all’aperto nella stagione estiva, in corrispondenza del picco di frequenza dei fenomeni convettivi nel nostro Paese. Autori: Marcello Miglietta (CNR-ISAC) Francesco De Martin (Università di Bologna)

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Webinar: GID e ALICENET: due reti italiane per la misurazione di precipitazioni e aerosol

Il prossimo mercoledì 25 giugno 2025, alle ore 14:30, si svolgerà online il Webinar dal titolo: GID e ALICENET: due reti italiane per la misurazione di precipitazioni e aerosol. L’evento è organizzato dall’Agenzia ItaliaMeteo e dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC-CNR). Precipitazioni, aerosol e nuvole influenzano il bilancio energetico della Terra, il ciclo dell’acqua e il clima. La loro stima accurata, insieme alle informazioni sulla loro variabilità temporale e spaziale e sulla loro interazione, è cruciale in diversi campi come la meteorologia, l’idrologia, gli studi sulla qualità dell’aria e le previsioni meteorologiche. Per poter partecipare al Webinar, occorre registrarsi al seguente link: https://events.teams.microsoft.com/event/c3d6e2d8-b926-4eb1-b9a3-55651d1f6ad3@f45c8468-d416-4da9-aadb-9ab75944617b

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Seminario: On the Prediction of the Extreme Weather Events

Il prossimo Giovedì 26 giugno 2025, alle ore 12:00, il dottor Luca Delle Monache, PhD, Director of Research Center for Western Weather and Water Extremes, Scripps Institution of Oceanography, terrà il seminario ONLINE dal titolo: On the Prediction of the Extreme Weather Events.Il link per accedere allo streaming è il seguente: https://teams.microsoft.com/v2/?meetingjoin=true#/l/meetup-join/19:CJPxc_rn63V8ja_Lb60cKGZamjSWdwD5kvapTdv2omM1@thread.tacv2/1750330460074?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22ac33a342-879a-4dd4-b6a9-003fc6d130f9%22%7d&anon=true&deeplinkId=b67624d7-3902-40a9-9afd-b105eda31faa Abstract e biografia sono riportati nel pdf qui in basso. Maggiori dettagli al seguente link: https://www.isac.cnr.it/en/events/prediction-extreme-weather-events

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Ok, voglio dedicarmi ai “modelli”: e adesso?

Patrizia Favaron Carta, penna, calamaio? Insomma, mica tanto. Oggi, “occuparsi di modelli” (che siano di dispersione in atmosfera, di circolazione a mesoscala, oppure dei sistemi Large Eddy Simulation, o chissà che altro) vuol dire, in concreto, passare una fetta della propria vita davanti ad un computer, scrivendo codice: il vecchissimo modo carta-penna-e-calamaio, oramai, credo si sia estinto da molti decenni. E comunque, obiettivamente, i computer sono molto comodi: quando non esistevano la gente ne faceva a meno, ma i calcoli della meteorologia dinamica o della micro-meteorologia doveva farli lo stesso: con un regolo calcolatore, o una calcolatrice da tavolo, magari direttamente a mano. Ma, avojja. “Usare un calcolatore per scrivere codice”, nel campo delle scienze dell’atmosfera, oggi vuol dire lavorare per lo più in Fortran: qualcosa si fa anche usando altri linguaggi di programmazione, ma davvero poco, e la mia impressione è che le cose resteranno a questo modo ancora a lungo, per le ragioni che dirò in seguito. Animo! “Ouch. Devo imparare il Fortran…” Lo si sente dire, o accennare con sguardi sconsolati, ancora oggi. Leggi in rete, e trovi di tutto, ricavandone per lo più l’impressione che imparare il Fortran invece, che so, di Python o C++, sia una condanna a morte, la strada certa a doversi rassegnare alla disoccupazione, o peggio. Che il Fortran è irriducibilmente e irrecuperabilmente vecchio, e che la sola lettura di un manuale che lo riguardi comporti la comparsa di numerosissime rughe. Chissà, forse per un programmatore le cose stanno davvero così. Ma la realtà è che la persona che si occupa di modellistica e usa il Fortran per scrivere codice non è un programmatore. Il mestiere del programmatore informatico è di realizzare applicazioni, sistemi operativi, algoritmi contabili, persino sistemi IA. Ma la maggior parte di queste attività, oltre alla necessità di scrivere codice, ha in comune altre cose interessanti: Quindi, la prossima volta che un amico nerd tenterà di sommergerti con un panegirico a favore di Rust, o di qualche altra novità informatica, potrai rispondere con un’alzata di spalle e dirgli “Ma mica sono una programmatrice, io.” E lasciarlo nel suo brodo a sbollire, o indurlo a cercare qualche altro programmatore con cui attaccare bottone e fare allegramente a cornate (non chiedetemi il perché, ma in quella comunità va spesso a finire così, e non solo tra i maschietti). Un addendum: quanto a me, l’ho scampata bella. Quando mi sono laureata in matematica i computer esistevano già. Persino quelli personali! Solo che, paragonati anche solo al più scarso dei cellulari di oggi, facevano davvero poco. E per ottenerne qualcosa di utile si doveva, di tanto in tanto, ricorrere all’Assembly, protagonista di horror stories anche più pittoresche di quelle che riguardano il Fortran. Al liceo, però, ricordo benissimo quando il nostro prof di matematica ci faceva tracciare per punti il grafico delle funzioni che ci aveva dato da studiare: “Sì, sì, derivate, minimi, massimi. Ma come fate a sapere che non avete sbagliato?” (In effetti…) Piccolo dettaglio: provaci, a determinare i valori di una funzione del tipo di “tanh(pi*x/exp(-sin(pi*x/4)))” con una calcolatrice: ti troverai più o meno nel mezzo della scena clou del film “Il diritto di contare”, in cui le signore del Reparto Ingegneria fanno i calcoli con assordanti calcolatrici elettromeccaniche, ai tempi in cui la parola computer designava un mestiere. Però, le storie dell’orrore che si trovano in rete sono sempre lì, e… Tutta una questione di spelling?! E, che dire. Spezzoni di codice come B = 0.0 IF(X-A) 10, 10, 20 10 B = A – X 20 B = -B proprio proprio belle, e comprensibili… Solo che questo non è il Fortran, ma il FORTRAN. Quello, per intenderci, di quando ero bambina io. Con le righe che cominciavano dopo sei spazi. Le etichette. Le linee di continuazione con un carattere non-spazio nella prima posizione. Gli IF aritmetici. Gli statement DATA, EQUIVALENCE, e robe così. Poi nel 1990 (in realtà un po’ prima) il linguaggio si è evoluto, ha abbandonato il “formato fisso” a favore del “formato libero” (però, se sei masochista, nulla ti impedisce di usare il formato fisso di una volta, o di piantarti il bisturi nella coscia come il Dottor Frankenstin se per quello). E questo, solo trentacinque anni fa! Negli anni successivi il Fortran è andato incontro ad una evoluzione relativamente rapida, che lo ha arricchito dell’estensione per la programmazione a oggetti, e di numerose novità legate per lo più alla programmazione parallela. Nel frattempo ha anche cambiato nome: da FORTRAN è divenuto Fortran (che qualcuno chiama Modern Fortran). Solo che molte persone della Vecchia Guardia (ehm, la mia…) non lo ha saputo. In effetti nessuno glie lo ha detto. E chissà, molte di loro ancora ricordano benissimo i tempi in cui per mettere le mani su un calcolatore dovevi essere, minimo minimo, professoressa ordinaria – ed anche in quel caso i Tecnici ti guardavano con un’espressione tra il preoccupato e il sospettoso. Non poche delle persone che si erano laureate a quei tempi hanno, poi, conservato il disgusto provato da cucciole e cuccioli per tutta la vita. Proprio mentre sto scrivendo queste righe, in parallelo (o insanità profonda del multitasking, e un accidente a colui che ha detto certe persone esservi più portate d’altre: la verità è che il multitasking nobilita chi non ne fa) sto scrivendo la prossima versione di un sistema eddy covariance in tempo reale, e, guarda un po’, sto usando il Fortran. Non su qualche polveroso mainframe dei tempi andati, ma su un “umile” Raspberry Pi 5 (‘nzomma, umile: surclassa da tutte le parti il Mitico CRAY X-MP del Cineca di Bologna, il supercomputer cui Pochissimi Eletti potevano accedere quando ero studentessa io – per inciso e doverosa completezza d’informazione, io no). Perché uso il Fortran? Potrei adoperare altri linguaggi (qualcuno lo conosco, Python, R, C/C++, persino un po’ di Rust), ed in alcune aree dello sviluppo del sistema certamente farei più in fretta. Ma, problema: un “sistema Eddy Covariance” non è un normale registratore di dati (per quello avrei

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International School on Satellite Meteorology – ISSM 2025

L’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC), in collaborazione con l’Università di Napoli Parthenope, con il supporto tecnico di Copernicus Climate Change Service (C3S) e la sponsorizzazione di Geomatics “An Open Access journal by MDPI”, è lieto di annunciare la seconda edizione dell’International School on Satellite Meteorology (ISSM), che si terrà dal 1 al 5 settembre 2025 a Bologna, Italia. La scadenza per le registrazioni all’evento è fissata al 30 giugno 2025 Tutti i dettagli, il programma e la registrazione sono visibili e accessibili al seguente link: https://sites.google.com/view/issm-isac-cnr/registration/edition-2025?authuser=0

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Tre Posizioni Postdoc Aperte presso il Max Planck Institute for Meteorology di Amburgo

La nuova Multiscale Cloud Physics Group del Max Planck Institute for Meteorology (MPI-M) di Amburgo è alla ricerca di tre ricercatori postdoc altamente motivati per unirsi al team e contribuire a far progredire la comprensione della fisica delle nuvole e del sistema climatico su diverse scale. Le posizioni disponibili sono: 1. Postdoctoral Position on Multiscale Physics in the Climate SystemQuesta posizione offre grande libertà di ricerca: i candidati avranno l’opportunità di sviluppare e portare avanti il proprio programma di ricerca all’interno di un ampio ambito tematico, incentrato sulla fisica multiscala del sistema climatico. 2. Postdoctoral Position on Deep ConvectionIl ruolo si concentra sulla convezione profonda tropicale, con l’obiettivo di concettualizzare e quantificare i meccanismi che controllano l’estensione dell’incudine e il feedback nuvoloso su varie scale. 3. Postdoctoral Position on Cloud Evolution from SatelliteQuesta posizione mira a esplorare le relazioni tra i processi di formazione delle nuvole e i pattern nuvolosi a scala mesoscala, utilizzando dati satellitari per migliorare la comprensione dell’evoluzione delle nuvole. Per maggiori dettagli e per candidarsi, è possibile visitare il sito ufficiale del Max Planck Institute for Meteorology: mpimet.mpg.de/en/career/job-opportunities Le candidature ricevute prima dell’8 giugno 2025 saranno considerate con priorità.

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