Vento, e conseguenze tragiche della sua imprecisa designazione

Vento!?

Patrizia Favaron Prologo “Barra a dritta!” “Ma, signore. Io ho detto vento di 325 gradi.” “Appunto, signor Westerton. Barra a dritta.” Delle circostanze insolite nelle quali Lord Wollaston, signore e ventisettesino Conte di Wollaston-over-Tyne, perdette nave, comando, carico e marinai molto si è scritto e raccontato, ed ancor più si è immaginato. Né la commissione di inchiesta, insediata il giorno stesso in cui la notizia dello sfortunato naufragio raggiunse Londra, riuscì a trarre in modo convincente un ragno dal buco. Fu soltanto quindici mesi dopo, quando Lord Wollastone, unico sopravvissuto al naufragio, mise finalmente piede a terra, sano nel fisico ma apparentemente con un diavolo per ciascuno dei suoi radi capelli, che i contorni della vicenda furono finalmente delineati. In quella deplorevole occasione, convocato da Elisabetta I, quel giorno particolarmente piccata per certi dolori di stomaco, Lord Wollastone oltre che il comando perse anche il titolo, e per quanto è dato sapere finì i suoi giorni nella Torre di Londra, dove le sue memorie furono raccolte da miss Chesterton, compagna di cella, e di professione topolino di stiva. E che dire di quell’altro episodio? Quando, facendo vela verso l’Antartide, la nave comandata da una certa signora (ehm… 🫣🤫permettetemi di non rivelarne il nome…) dopo sedici mesi di perigliosa navigazione giunse finalmente in vista dei ghiacci. E mentre lei era tutta intenta a rimirare la linea di costa, cioè, insomma, la banchisa, il suo secondo le batté delicatamente il dito sulla spalla. “Martino, se gh’è?” “Signora, mi scusi… Non vorrei apparirle indelicato, ma quello là, tredici gradi al traverso di babordo, non sembra anche a lei un orso? Leggermente, ecco, bianco?” La capitana non fece neanche l’atto di girarsi. “Ma vaa a ciapà i rann. Te se propri un sigamber. Un orso? Qui? Bianco? Impossibile.” (E qui, forse, è opportuna una precisazione: le rane cui la capitana fece allusione erano quelle dell’Olona, caratterizzate e distinte da tutte le altre per la folta pelliccia, i baffi, una lunga coda glabra, ed il verso che più che un gracidio richiama un sommesso squittire; del resto, un più diretto Ma vaa a ciapà i ratt, ne converrete, non sarebbe stato del tutto al suo posto sulle labbra d’una tal signora.) Quanto alla legittima perplessità circa il fatto che a comandare un veliero vi fosse una signora, e non un signore, faccio appello a due illustri precedenti letterari – e cosa v’ha di più reale, che la realtà raccontata dalla letteratura? Il primo, il personaggio di Bonthrop Marmaduke Shelmerdine, innamorato della protagonista (Orlando), e capitano di un veliero, che si scopre essere (forse) una donna, nel romanzo Orlando di Virginia Woolf (la vicenda, ammetto, è appena appena articolata, oltre che, e non me ne voglia l’Autrice, costellata di lampi di genio, almeno una decina per pagina. Se questa citazione non vi pare convincente, allora ne butto giù una seconda, questa davvero risolutiva: “Pippilotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Långstrump, dotter till kapten Efraim Långstrump, fordom havens skräck, numera negerkung”, conosciuta dai più come Pippi Calzelunghe che addirittura, insieme a suo papà Capitan Efraim Calzelunghe, scorrazzò per tutti i Sette Mari al comando di una temutissima nave pirata. Quindi, si può sì. Ecco. Un trascurabile equivoco? Per farla breve, la signora capitana di cui ho taciuto il nome e Lord Wollastone, insieme ai loro rispettivi secondi ufficiali caddero preda d’un malinteso che affligge da millenni marinai, meteorologhe, agricoltori, fisici dell’atmosfera, esperte di dispersione degli inquinanti, eccetera, ed eccetera ancora: ma che vuol dire, di preciso, “vento di 325 gradi”? No, perché, vale la pena di saperlo. Mica che poi, dopo, ci si sbaglia, e si fa la solita figura da cioccolatai della Val Leventina. Ed alzi la mani il primo, la prima, che almeno una volta nella sua vita non… (Ehm… 😇) Per fortuna, sulla direzione v’ha poco spazio per dubbi peregrini. Che il Nord sia Nord, e non per esempio Ovest, ritengo si possa ormai dare per scontato. Ma quando qualcuno dovesse dire, “Vento a 35 gradi Est”, cosa intende di preciso? La direzione verso cui il vento fluisce? Oppure, invece, quella da cui proviene? La questione, riconoscerete, non è del tutto priva d’interesse: tra l’una e l’altra di queste due definizioni intercorre una differenza pari esattamente a 180°: un valore, direi, piuttosto ragguardevole. E per errori di ben minor conto furono perdute importanti battaglie, mandrie di bovini, tesori nascosti, e quant’altro. Convenzioni “di flusso” e “di provenienza” Lungi da me, scoperchiato questo orribile ginepraio, voler mettere la parola fine a quella che promette d’essere un’interessante, quanto sterile, polemica. Mi limiterò, così, a registrare quanto è stato concepito e fatto. Dunque. La scuola di pensiero secondo cui “Nord” vuol dire che il vento proviene effettivamente da lì aderisce a quella che viene chiamata, con ammirevole fantasia, convenzione di provenienza. Nel caso, se indichiamo con ‘d’ la direzione del vento, e con ‘v’ il modulo della sua velocità, possiamo dire che le componenti ‘vx’ e ‘vy’ del vettore vento, espresso nel riferimento con asse X diretto da Ovest ad Est e crescente verso Est, e rispettivamente asse Y diretto da Sud a Nord e crescente verso Nord, chi aderisce alla convenzione di provenienza sosterrà a spada tratta che vx = -v * sin(d) e vy = -v * cos(d) Chi, invece, dice che “Nord” indica la direzione verso cui il vento spira aderisce alla convenzione di flusso, secondo cui, invece, vx = v * sin(d) e vy = v * cos(d) “Ma come? Un banale cambio di segno?” Così, Lady Wollastone allorché le fu riferita la disgrazia del consorte. Ma mi appello alla memoria tua medesima: quante, quante volte siamo state premiate con un tre e mezzo per avere sbagliato giusto un banale, trascurabile segno? Cosa che suggerisce, ecco, una certa importanza per l’intera questione. Complicazioni… Sino ad ora abbiamo veduto sino a che punto persone più o meno della medesima estrazione possano riuscire ad essere in profondo disaccordo, con conseguenze possibilmente catastrofiche. Ma questo è niente, se alla combriccola immaginiamo aggiungere una terza persona di

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