atmosfera

Nuvole Bianche, Tramonti Rossi e Cieli Blu, colori nel cielo.

Se l’aria è trasparente, come fa il cielo ad emozionarci con una palette di colori cosi estroversa? Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo prima dare uno sguardo a cosa da il colore della luce che dipinge il mondo attorno a noi. Se siete mai stati in una stanza illuminata da una lampadina colorata sapete che il colore degli oggetti cambia a seconda della luce che li illumina, se una foglia in una stanza buia viene illuminata da una luce rossa, non saremo in grado di riconoscerne il colore originale e ci sembrerà nera. Sappiamo anche che con una lampadina normale tutti gli oggetti ci appaiono con i loro colori “normali”. Questo perchè usiamo una fonte luminosa che emette una luce bianca, che non è altro che un modo poco chiaro per dire che all’interno di questa luce tutti i colori sono mischiati insieme. I diversi colori però si possono separare, basta un pezzo di vetro formato in modo molto preciso chiamato prisma. La ragione per cui un prisma è capace di separare quella massa aggrovigliata di colori che è la luce bianca è perchè diversi colori hanno diverse lunghezze d’onda. É un fatto molto poco intuitivo che la radiazione si comporti (almeno alcune volte) come un’onda, e la distanza tra due creste successive di questa onda viene chiamata lunghezza d’onda. In natura esistono radiazioni per un numero enorme di lunghezze d’onda, ma l’evoluzione ci ha portato ad essere capaci di vedere solo una parte, quella che passa più facilmente attraverso l’atmosfera, ovvero quella che viene chiamata radiazione visibile e che si divide nei diversi colori che tutti conosciamo. La radiazione visibile ha lunghezze che vanno dai 380 nm ai 750 nm, ovvero nanometri (un milione di volte piu piccoli di un millimetro) e ai nostri occhi appare in tutti i colori dell’arcobaleno: dal blu per le lunghezze piu piccole al rosso per quelle piu grandi. Siccome la radiazione ha quindi una certa dimensione ed interagisce in modo differente con oggetti di diverse dimensioni: se incontra un oggetto troppo grande, come uno specchio, verrà rimbalzata, al contrario le interazioni con oggetti troppo piccoli rispetto alla lunghezza d’onda sono piu casuali, l’onda viene dispersa in tutte le direzioni. Questi meccanismi in gergo da fisici vengono chiamati scattering e hanno il nome degli scienziati che hanno contribuito a scoprirne il funzionamento: Rayleigh e Mie. Scattering di Rayleigh: è quello che succede con le molecole che sono la cosa piu piccola presente nell’atmosfera, N2 e che costituisce il 70% dell’atmosfera ha un diametro di circa 0.3 nm. Questo meccanismo riflette la radiazione in tutte le direzioni ed è piu efficace per lunghezza d’onda piu piccole, cioè la luce blu. Questo spiega perchè il cielo del nostro pianeta è per la maggio parte blu! Quando guardiamo il cielo senza fissare direttamente il sole (cosa che mi sento di sconsigliarvi) stiamo osservando una radiazione che non è diretta ma è stata “rimbalzata” dalle molecole nell’aria. Siccome le lunghezze d’onda verso il blu rimbalzano molto piu facilmente noi vediamo il cielo di questo colore. Per convincersi ulteriormente possiamo notare che se osserviamo il colore del cielo attorno al sole, vediamo che quest’ultimo è bianco, qui infatti stiamo osservando luce che viene per lo più direttamente dal sole e quindi è bianca perchè non è stata separata nei suoi componenti dallo scattering. Questo è anche il motivo per il quale il sole quando è alto nel cielo ci appare bianco. In realtà ci sono anche altri meccanismi che contribuiscono al colore blu acceso del cielo di giorno, come l’assorbimento di radiazione dell’ozono, per chi fosse interessato ci sono un buon numero di articoli scientifici in merito1. Un effetto del tutto simile è quello della formazione di Foschia Blu (Blue Haze) all’interno e attorno a una foresta. le piante infatti emettono una grande quantità di molecole organiche che agiscono in maniera simile ai gas in atmosfera e creano una scena da fiaba. Lo stesso fenomeno è responsabile anche del colore del sole al tramonto, ma per spiegare questo dobbiamo aggiungere un altro ingrediente: lo spessore dell’atmosfera. Lo scattering dipende infatti anche dal numero di molecole che la radiazione incontra, e quest’ultimo dipende dal quanto tempo la radiazione trascorre all’interno dell’atmosfera. Quando noi osserviamo un romantico tramonto stiamo guardando il cielo attorno a un sole molto basso, la radiazione deve quindi attraverssare uno strato di atmosfera molto piu spesso. Di conseguenza la maggior parte della componente blu della radiazione viene riflessa via dalla direzione in cui stiamo guardando e a noi rimane solo la parte che tende al rosso. Sempre per lo stesso motivo il sole stesso non è piu bianco ma appare rosso. Scattering di Mie: questo invece ha luogo quando la dimensione della lunghezza d’onda è simile a quella della particella con cui si scontra. Questo effetto tende a proiettare la radiazione incidente in avanti e non è influenzato molto dalla lunghezza d’onda specifica, a differenza dello scattering di Rayleigh. Le particelle piu abbondanti che causano questo effetto sono goccioline d’acqua, cristalli di ghiaccio e aerosol nell’aria, ovvero particelle che hanno dimensioni tra 100nm e 1000 nm, quindi comparabili con la radiazione visibile. É quindi la causa del colore bianco delle nuvole, siccome tutta ra radiazione è dispersa in modo simile, non abbiamo un effetto di selezione come per Rayleigh e possiamo osservare la luce bianca nella sua interezza. Ma allora perchè le nuvole di pioggia sono cosi scure? Data la grande quantità di acqua liquida in queste nuvole una gran parte della radiazione viene assorbita e perde di forza e quindi il colore ci appare piu attenuato e scuro.

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Polveri desertiche: aspetti generali e trend recenti

Articolo tratto dalla Newsletter n° 019 del 4 settembre 2024 Le polveri minerali di origine desertica sono una componente rilevante dell’aerosol atmosferico a scala globale (Ginoux et al., 2012; Kinne et al., 2006 and Wu et al., 2020). Presenti con differenti granulometrie e composizione chimica, sono coinvolte in numerosi processi fisici atmosferici ed oceanici: contribuiscono alla formazione di nubi e precipitazione, partecipano al trasferimento radiativo, sia mediante interazione diretta con la radiazione, sia tramite effetti indiretti prodotti dalle dinamiche che le coinvolgono. Le polveri desertiche risultano pertanto rilevanti nello sviluppo e nella modulazione di dinamiche meteorologiche ed in alcuni importanti meccanismi di feedback su scala climatologica (IPCC, AR6 WGI, Chps 6, 7, Mahowald et al. 2024, Skeie et al. 2024). Inoltre, le polveri desertiche, hanno un ruolo importante nella biogeochimica del sistema terra, influenzando le dinamiche di molti ecosistemi sia terrestri che oceanici, e contribuendo, in certi casi in modo rilevante, alla qualità dell’aria. Per una panoramica generale si vedano i report annuali WMO sul tema, al link: https://wmo.int/publication-series/wmo-airborne-dust-bulletin. La presenza di particolato desertico, a differenti quote in atmosfera ed in specifiche aree terrestri, è legata all’instaurarsi di una ben precisa sequenza di processi: caricamento in atmosfera; trasporto, anche a lungo raggio; deposizione al suolo. Il caricamento in atmosfera di ingenti quantitativi di polveri richiede meccanismi di sollevamento, la cui efficienza è legata all’intensità dei venti nei bassi strati ed alla conseguente turbolenza da essi indotta nello strato limite, associata alla presenza di convezione sufficientemente intensa e profonda, in modo da portare le polveri a quote elevate. Fenomeni estremi legati a queste dinamiche sono rappresentati da tempeste di sabbia e haboob, che producono il sollevamento dal suolo di grandi quantitativi di polvere minerale, con importanti impatti nelle aree direttamente colpite (Ginoux et al.,2012). La disponibilità al suolo di ingenti quantitativi di polvere è specifica di alcune regioni del globo, che si qualificano come le aree sorgenti d’elezione. Queste aree sono caratterizzate da condizioni climatiche aride, con una storia geologica particolarmente favorevole all’accumulo di polveri e sedimenti, come ad esempio in corrispondenza di laghi e fiumi prosciugati o effimeri (Prospero et al., 2002, Ginoux et al., 2012). Tali condizioni, fortemente dipendenti dall’umidità del terreno, e anche, per alcune aree sorgenti, dalla copertura nevosa, risentono delle variazioni stagionali e dell’evoluzione climatica. Le aree sorgenti che contribuiscono maggiormente all’immissione di polvere minerale in atmosfera sono prevalentemente ubicate entro le zone desertiche delle fasce subtropicali. La principale di esse è l’area Sahariana e le zone limitrofe (Prospero et al., 2002, Ginoux et al., 2012, Gavrouzou et al., 2021(a)), come visibile in Figura 1(b). Altre importanti aree sorgenti si trovano in Arabia, in Asia Centrale, nel Sud-Ovest degli Stati Uniti ed in Australia (Prospero et al., 2002, Ginoux et al., 2012). Ad esse si aggiungono, inoltre, le zone aride di alta latitudine (>50°N e >40°S) (Fig. 1a) che costituiscono aree sorgenti capaci di rilasciare regolarmente quantitativi di polvere non trascurabili, seppur minoritari, pari a circa il 5% del budget globale (Bullard et al. 2016, Meinander et al. 2022). In uno scenario di cambiamento climatico quale quello attualmente in corso, l’importanza e l’estensione delle diverse aree sorgenti potrebbero subire variazioni anche rilevanti.  Al caricamento in atmosfera, con conseguente formazione di plume di polvere desertica, segue la fase di trasporto, che spesso è di lungo raggio, soprattutto se il plume è sollevato sino ad essere soggetto agli intensi venti d’alta quota. La distanza a cui vengono trasportate le polveri dipende in ultima analisi dal tipo di circolazione presente e dall’intensità del vento associato a queste circolazioni che, in alcuni casi, possono determinare un trasporto delle polveri fino a siti molto distanti dalle aree sorgenti.  A causa delle regolarità nello sviluppo dei pattern di circolazione atmosferica, si hanno ricorrenze nel trasporto di polveri provenienti da una data area sorgente verso determinate aree di deposizione. Per contro, in corrispondenza di differenti pattern di circolazione atmosferica, su una data area di deposizione possono essere trasportate polveri provenienti da diverse aree sorgenti. L’utilizzo delle back-trajectories, ricostruite tramite modellistica numerica, può aiutare nell’analisi delle possibili aree di provenienza delle polveri (https://www.ready.noaa.gov/hypub-bin/trajtype.pl) Inoltre, l’area di origine delle polveri minerali trasportate può essere determinata tramite specifiche analisi chimiche e fisiche dei campioni di aerosol prelevati nell’area di deposizione, in base alla composizione del suolo delle diverse aree sorgenti (Alastuey et al., 2016, Rodríguez et al., 2020). La deposizione al suolo della polvere desertica si realizza a seguito di specifiche dinamiche locali, capaci di attivare un deciso moto discendente della massa d’aria. L’instaurarsi di tali dinamiche in coincidenza spazio-temporale con l’arrivo di un plume di polvere desertica su una determinata area può produrre, in tempi anche molto brevi, variazioni importanti delle concentrazioni di particolato nello strato limite, con impatti rilevanti sulle condizioni fisiche e chimiche locali, influenzando quindi in modo determinante la qualità dell’aria, con riduzione della visibilità ed effetti sulla salute umana.  Con il continuo monitoraggio satellitare è possibile valutare globalmente il contributo delle polveri desertiche in atmosfera. Un interessante strumento di visualizzazione di dati da telerilevamento satellitare, tra cui anche immagini e parametri che caratterizzano la presenza di polveri desertiche in atmosfera, è disponibile al seguente link:  https://worldview.earthdata.nasa.gov/ Uno dei principali fenomeni, ben visibile da satellite, è il continuo trasporto di polveri Sahariane sulla limitrofa fascia di Oceano Atlantico, sino a raggiungere il centro America (Figura 2, visibile anche in Figura 1(c)), ad opera delle intense circolazioni zonali orientali, tipicamente presenti sull’Africa centro-occidentale. In quest’area, i quantitativi di polveri trasportate sono spesso abbondanti e le loro ricadute contribuiscono in modo rilevante alla biogeochimica dell’Atlantico e dell’area Amazonica (Harr et al. 2024, Van der Does et al. 2021).  Anche l’area Mediterranea e buona parte dell’Europa vengono frequentemente interessate da intrusioni desertiche (Gavrouzou et al., 2021(b)). Il trasporto long-range delle polveri minerali può causare elevati valori di concentrazione di PM10 e in alcuni casi contribuire al superamento dei valori limite previsti dalla normativa europea (Directive 2008/50/EC). Per identificare questi contributi, che in alcuni paesi europei – Spagna, Italia, Grecia – possono avere un impatto

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opportunità di lavoro

Opportunità di lavoro presso ARPA Lazio

L’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio (ARPA Lazio) ha pubblicato un bando di Avviso pubblico per titoli ed esami, per l’assunzione con contratto di apprendistato a tempo pieno e determinato della durata di 36 mesi di una unità del profilo professionale di Collaboratore tecnico professionale – Fisico dell’atmosfera e meteorologia, Area dei professionisti della salute e dei funzionari, CCNL comparto Sanità. La data di scadenza per l’invio delle domande è fissata al 22 giugno 2024. L’avviso è dedicato a laureati triennali in Fisica dell’atmosfera con età inferiore a 29 anni e residenza nella Regione Lazio. Il contratto prevede che, dopo i 3 anni di apprendistato, sia possibile l’assunzione a tempo indeterminato. Per maggiori informazioni, vi lasciamo il link dove è possibile reperire il testo completo del bando: https://arpalazio.portaleamministrazionetrasparente.it/archivio22_bandi-di-concorso_0_21107_806_1.html

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9780197652121

Weather Prediction: What Everyone Needs to Know di Roberto Buizza

Walks the reader through all key aspects that made it possible to advance weather prediction
Links the key research topics that must be dealt with to advance weather prediction (observations, numerical methods, Earth system models, science, people, super-computers)
Discusses the connection of chaos theory and weather prediction, why weather forecasts are affected by uncertainties, and how they can be estimated

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Piccolo manuale per cercatore di nuvole di Vincenzo Levizzani

Osservare le nuvole in giro per i cieli di tutto il mondo è un’avventura entusiasmante: le nuvole cambiano aspetto, hanno nomi diversi, assumono le forme più strane, accompagnandoci ovunque andiamo o speriamo di arrivare. Per orientarsi nelle sterminate geografie celesti, però, una guida risulta indispensabile: ed è per questo motivo che Vincenzo Levizzani, fisico italiano tra i maggiori esperti di nefologia, ha deciso di realizzare il Piccolo manuale per cercatori di nuvole e svelarci i segreti della vita delle nubi, terrestri ed extraterrestri, dalle quote più alte a quelle più basse, e le loro trasformazioni in piogge, temporali, nebbie.

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seminari corsi meteorologia

3BMeteo school – una settimana di formazione in meteorologia

Dal 12 al 17 Settembre 2022 presso Ponte San Pietro (BG) si svolgerà la 1° edizione della 3BMeteo School, settimana di formazione in meteorologia, rivolta a studenti universitari nell’ambito delle scienze dell’atmosfera e meteorologia o affini, organizzata da 3BMeteo. Il piano di formazione è strutturato in 7 moduli interconnessi (erogati in lingua italiana): Metodi e strumenti per la previsione del tempo Forecasting Nowcasting Metodi di verifica della previsione del tempo Esercitazione Comunicare la previsione del tempo nei media Test finale di verifica Il vincitore della 1° edizione, avrà diritto ad un periodo di formazione di 3 mesi, presso la sede, finalizzato all’inserimento nell’organico. Ulteriori informazioni disponibili al seguente link.

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